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Ultimi commenti sui film programmati al Cine-Forum
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pag. 1  2  3 ELENCO COMPLETO
 
(di Technino)
 

Woody Allen, regista e protagonista del film, ha dichiarato:

“Volevo fare un film su una storia di successo americana e sui valori culturali americani, ma volevo che fosse spassoso e non pedante".

Ha fatto centro, realizzando un film molto divertente che racconta la storia di Ray (ex detenuto) e di sua moglie Frenchy. Ray vuole fare il colpo della sua vita: raduna una banda di suoi amici un po’ balordi ed affitta un negozio in cui Frenchy preparerà biscotti, attività questa che servirà da copertura al tentativo di scavare un tunnel sotterraneo fino al caveau della vicina banca.

Fin qui il soggetto del film potrebbe ricordare un po’ quello de “I soliti ignoti” di Monicelli, ma Woody Allen se ne distacca subito perche’ il colpo non riesce ma i biscotti si vendono alla grande…. 

Il film e’ ricchissimo di battute corrosive e divertenti, con una Frenchy (interpretata da una bravissima Tracey Ulmann) che riesce a farci ridere con battute a volte ancora piu’ corrosive di quelle del grande Woody (che e’ generoso nell’assegnarle alla sua partner..).  

Uno dei film di Allen che ha dichiaratamente l’unico scopo di divertire, scopo che raggiunge perfettamente….

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(di Technino)
 

A Beirut, cinque donne lavorano in un istituto di bellezza: in quel microcosmo colorato e pieno di sensualità, donne di diverse generazioni parlano di loro stesse, si scambiano confidenze e si raccontano la loro storia.

C'è Layale, che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata da un terribile problema, la prima notte di nozze suo marito scoprirà che lei ha già perduto la verginità; Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalla donne e che scandisce la sua vita al ritmo delle visite di una splendida cliente dai lunghi capelli; Rosa, che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella maggiore.  

Diretto da Nadine Labaki (che nel film interpreta la bellissima Layale), e’ un film in cui, sullo sfondo di una Beirut disastrata dalla guerre, si intrecciano le storie delle donne raccontate dalla regista con grande sensibilita’ e, talvolta, con umorismo. Bellissima la fotografia, con una predominanza di colori pastello che rendono caldi ed accoglienti gli ambienti in cui si svolge l’azione.

Un film che in Italia, purtroppo, non e’ rimasto molto in sala e che e’ giusto recuperare.
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(di Technino)
 

Philippe, direttore di un ufficio postale in Provenza, cerca di farsi trasferire sulla Costa Azzurra, anche per compiacere la moglie. Per riuscirci inscena un misero trucco che, una volta scoperto, gli lascia due alternative: il licenziamento o il trasferimento forzato all’ufficio postale di Bergues nel Nord-Pas de Calais.

Per un francese abituato a vivere al sole del Sud della Francia, Berges rappresenta una specie di Caienna: e Philippe, compatito da tutti gli amici e, soprattutto, dalla moglie che non ha il coraggio di seguirlo, inizia con la morte nel cuore il lungo viaggio solitario in auto verso la nuova destinazione. Scoprira’ che la vita al Nord non e’ cosi’ brutta come credeva….  

Il film, ben diretto da Daniel Boom, e’ un esempio di come si possa coniugare il divertimento con un messaggio di amore e comprensione per i “diversi” che, spesso, allontaniamo da noi per i nostri pregiudizi. Il Nord sopra Parigi (l'area di Lille) è infatti considerato dai francesi un luogo buio, dove fa freddo e piove sempre, abitato da gente rude, poco socievole e dai gusti strani. Per di più, vi si parla un dialetto-lingua detto Ch'timi perché la ‘s' francese suona ‘ch' e il ‘toi' e ‘moi' diventano ‘ti' e ‘mi'. 

Kad Merad nel ruolo di Philippe riesce a rendere perfettamente il disagio di chi parte pieno di questi pregiudizi verso una citta’ in cui dovra’ vivere per un lungo periodo di tempo. Il film racconta il suo inserimento nella societa’ locale, che lo accoglie con un “calore” del tutto inaspettato. Il cambiamento dell’atteggiamento inizialmente ostile di Philippe avviene attraverso piccole scene di vita quotidiana, in cui avra’ modo di apprezzare la gentilezza d’animo dei suo nuovi amici del Nord. 

Ottimo il doppiaggio italiano, che riesce a rendere in maniera molto divertente l’effetto fonico della pronuncia del Ch’timi. Un film che si ha voglia di rivedere.

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(di Technino)
 

Nella periferia di Londra vivono due fratelli, Cynthia (Brenda Blethyn) e Maurice (Timothy Spall), che non si vedono da parecchio tempo. Cynthia vive molto modestamente con la figlia Roxanne, una ragazza “arrabbiata” ed aggressiva, e non ha piu’ contatti con il fratello anche a causa dell’antipatia che nutre per sua  moglie. Un giorno pero’ Maurice rompe gli indugi e va a trovare la sorella per invitarla a casa sua a festeggiare tutti insieme il compleanno di Roxanne. Ma accade un imprevisto che cambiera’ in meglio la vita di Cynthia….  

La regia di Mike Leigh e’ molto “asciutta”, non cade mai nel sentimentalismo di maniera presentandoci i personaggi per quello che sono, senza addolcire le situazioni. Il film si giova dell’interpretazione straordinaria di Brenda Blethyn, che riesce a dare al personaggio della madre una grande forza morale di fronte alle avversita’ di tutti i giorni, mostrando pero’ la sensibilita’ e dolcezza nascoste nel suo animo. 

Il film ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes ed e’ stato candidato all’Oscar 1997 per il miglior film, regia, sceneggiatura originale, attrice protagonista e non protagonista.

E’ una “commedia di vita” che, alla fine, fa ridere il nostro cuore insieme a quello di tutti i protagonisti.

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(di Antonegò)
 

Okwe è un immigrato clandestino dall'Africa a Londra. Lavora di giorno come taxista e di notte come portiere in un hotel. Quando scopre in una camera un cuore umano per lui le cose cambiano. Si trova così ad indagare e a scoprire un traffico di organi umani.

Stephen Frears é un regista dalla lunga e alterna carriera, consacrato col successo mondiale di "The Queen". Questo è un piccolo film che appartiene alla categoria degli invisibili che il Cineforum di Carlo e Flavio pilucca qui e lì per fornire al suo pubblico cibo fresco e nuovo.

 

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(di Antonegò)
 

Dopo il ricongiungimento con la madre a Ho Chi Minh City, una tragedia familiare provoca Binh a fuggire dal Vietnam per l'America, ove inizia la ricerca del padre, fino a una emozionante agnizione finale.

Il film di Moland è stato ingiustamente snobbato da una certa critica nostrana pretestuosamente snob e poco pubblicizzato in Italia. Invece, la storia narrata è avvincente e coinvolgente, a tratti un po' retorica, ma come certe emozioni, inevitabilmente a volte, sono.

Il cineforum di Carlo e Flavio ci permette di recuperare un film invisibile che merita una riscoperta...

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(di L’Irriverente)
 

In una caldissima giornata d’estate, in una pizzeria italiana di Brooklyn, si vivono tensioni razziali tra il proprietario del locale, Sal, e alcuni ragazzi afroamericani del luogo.

Già dalla sigla di testa si può entrare nel pieno della storia che avrà luogo: una ragazza armata di guantoni da pugile, infatti, balla sulle note della canzone “Fight the Power” dei Public Enemy, un brano aspramente critico nei confronti della società americana e il fallimento dell’integrazione razziale.


E’ il terzo film di Spike Lee che ha fatto dell’antirazzismo uno dei suoi leitmotiv. Ispirato da fatti realmente accaduti negli anni ’40, riesce a costruire un lucido discorso senza fronzoli o senza perdersi sui buoni sentimenti.
Da Wikipedia, l’enciclopedia su internet, segnaliamo che il film ha ricevuto due nomination agli Oscar come migliore sceneggiatura originale e come miglior attore non protagonista (Danny Aiello); nel 1999 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e la rivista Sight and Sound ha inserito il film al sesto posto della classifica dei film più belli degli ultimi venticinque anni.
Insomma, di motivi per vederlo ce ne sono tanti!
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(di L’Irriverente)
 
Dopo la scomparsa della moglie, un professore universitario, Walter Vale, conduce una vita monotona in uno stato di rassegnazione. Quando, per lavoro, è costretto a tornare al suo appartamento nella città di New York, scopre che questo è occupato da una coppia di fidanzati che, ingannati da qualcuno, hanno affittato l’abitazione. Il giovane, Tarek, è un siriano che suona in un gruppo jazz, la ragazza è africana e manifattura gioielli. Per paura di essere denunciati, non essendo in regola col permesso di soggiorno, vogliono lasciare immediatamente l’appartamento, ma Walter gli va incontro ospitandoli finché non troveranno un nuovo posto dove andare. Col passare del tempo, la vitalità di Tarek e la sua musica conquistano il demotivato professore e tra i due nasce una sincera amicizia. Walter prenderà a cuore la situazione della giovane coppia per cercare di evitargli l'espulsione dal paese.

Il film è un dolce walzer che gira intorno al protagonista. Ma la vera protagonista della storia è forse la musica: all’inizio rappresenta l’unico mezzo che consente a Walter (un bravissimo Richard Jenkins) di mantenere un legame con la moglie scomparsa attraverso un pianoforte che non riuscirà mai a suonare decentemente. Con l’evolversi della storia sarà la musica a farlo destare dal torpore in cui è caduto e a farlo lottare per quello in cui crede. Ma sarà sempre un ritmo lento, scandito dal metronomo della burocrazia, a tentare di abbattere la vitalità della sua insistente sinfonia.
Forse, alla fine del film, i sensi percepiranno che il lutto di cui si parla non è riferito solo alla dipartita della moglie del protagonista, ma ad un intero modo di concepire l’immigrazione, ormai non più condiviso da tutti.
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(di Technino)
 

“Jalla! Jalla”! in arabo significa “Presto! Presto!” e sono proprio la velocita’ ed il ritmo la base di questa divertente commedia che parla di un libanese emigrato in Svezia (Roro, interpretato da Fares Fares, fratello del regista) con la sua famiglia, che vuole costringerlo a sposarsi con una libanese. Ma Roro ha altri programmi, dato che si e’ fidanzato segretamente con una svedese…. 

Scritta dal regista Josef Fares, la commedia mette insieme con brio problemi classici della giovinezza e problemi etnici non troppo gravi: la Svezia è la Svezia e l’integrazione li’ non e’ un problema. La vera difficolta’ e’ nell’integrazione di Roro con gli altri membri della sua famiglia, legata a vecchie usanze che, trasportate in Svezia, sono assolutamente fuori luogo. Alla storia di Roro si intreccia quella di un suo amico svedese, il simpatico Mans (interpretato da Torkel Petersson), tormentato da un suo problema…particolare.  

Tutti, libanesi e svedesi, hanno i loro difetti: se i primi restano troppo legati alle tradizioni del passato, i secondi s'affidano alla modernità con risultati paradossali, il tutto circondato da un'aria divertita e bonaria.

Il film e’ una commedia girata con semplicita’, con personaggi simpatici, un linguaggio realistico ma non osceno, un’osservazione attenta degli ambienti e con situazioni non banali.

In Svezia ha ottenuto un notevole e comprensibile successo, tanto che il regista- sceneggiatore ha girato un altro film con gli stessi attori protagonisti di Roro e di Mans (Kopps).

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(di Edna)
 

Il grande capo, 2006

Più che una recensione, qualche annotazione e qualche curiosità.

   1) Con l’uscita del film è stato lanciato un nuovo e singolare metodo per il casting del prossimo film di von Trier: come ci si candida? Dando la caccia a tutti gli oggetti che non c’entrano niente con la storia e che compaiono nel film.

  2) Il metodo di recitazione (es. lo stanislavskij, guarda un po' che strano...) è come “l’abito” che “fa il  monaco”?

  3) Gambini,Linguini, … gli italiani col cognome in “-ini” devono suscitare grande ilarità alle orecchie degli stranieri.

  4) Se le inquadrature vi spiazzano la colpa e dell’automavision, la nuova tecnica di regia automatica, inventata dal vecchio Lars, che inserisce nel montaggio scene scelte casualmente tra tutte le immagini girate.

   5) Come nel già proiettato “Kitchen stories”, scopriamo qui un nuovo “attrito nazionalistico tra nordeuropei”, stavolta tra danesi e islandesi; ma anche qui, alla manieravon Trier, viene superato …

 

Può un regista essere più irriverente nei confronti della sua categoria?

Buona visione! E non dimenticate che è una commedia!

 

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