ACLI - Associazioni Cristiane Lavoratori ItalianiGiovani delle ACLI
Parrocchia Gesù Buon Pastore
     Presentazione   Carlo&Flavio   Obiettivi |     Cast   Dove   Contatti   Link

Visti al Cinema - Consigli e opinioni dei Film nelle sale
Inserisci un tuo commento a questo film



SCRIVI IL TUO COMMENTOPAGINA RECENSIONI
 
Invictus

(di Penelope Pit-Stop)
 
Quando l'interpretazione si fa immedesimazione. Fedele, professionale, misurata.
Morgan Freeman scompare. Il suo Mandela è reale, grande, quotidiano, ironico, lungimirante.
E' padrone del suo destino, comandante della sua anima.
Il film non esagera mai, non trascende ma coinvolge e cattura. Ha il ritmo delle partite della Coppa del mondo di rugby che si susseguono, mentre il mondo cambia. Rapidamente e al tempo stesso lentamente. La storia galoppa, gli uomini fanno resistenza. E il cambiamento passa attraverso le imprese impossibili, entusiasmanti, di una squadra che corre verso la finale. Passa attraverso trent'anni di vita che possono portare alla follia e invece procurano forza e perdono e preparano a guidare una nazione.
Una cella angusta non può contenere chi ha il dono di una visione più ampia, l'odio rinchiude ma non può trattenere un amore attivo e corresponsabile. 
E così può accadere che lo sport si faccia veicolo di integrazione, e la costruzione di una nuova identità nazionale possa passare anche attraverso le parole sconosciute di un inno, e i colori e il calore del tifo.
  
Da vedere. 
                                                                     
"Dal profondo della notte che mi avvolge, Buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro, Ringrazio qualunque dio esista Per l'indomabile anima mia. Nella feroce morsa delle circostanze Non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia. Sotto i colpi d'ascia della sorte Il mio capo è sanguinante, ma indomito. Oltre questo luogo di collera e lacrime Incombe solo l'Orrore delle ombre, Eppure la minaccia degli anni Mi trova, e mi troverà, senza paura. Non importa quanto sia stretta la porta, Quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima".

"Invictus", di William Ernest Henley.
 
(di Technino)
 

Il Sud Africa, dopo l’elezione a presidente di Nelson Mandela (Morgan Freeman), aveva (ed ha tutt’ora..) grossi problemi di integrazione fra la popolazione di colore e gli “afrikaners”, i bianchi, prevalentemente di origine olandese, che per decenni avevano applicato la segregazione razziale esercitando un potere assoluto nel paese (nel film si ricorda che Mandela fu imprigionato per 27 anni per ragioni politiche in un carcere durissimo).

Mandela vuole pero’ iniziare ad unificare il paese, anche se per raggiungere il suo scopo deve scontrarsi con le forti resistenze sia dei bianchi che dei neri, e capisce che i Mondiali di Rugby (ospitati dal Sud Africa nel 1995) potrebbero essere l’occasione giusta. Il Rugby in Sud Africa e’ rappresentato da una squadra, gli Springboks, per cui tifano solo i bianchi, dato che i neri, per spirito di rivalsa, tifano sistematicamente per gli avversari di turno: gli Springboks, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono infatti uno dei simboli dell'apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro per tentare di riunificare il paese, ed il suo punto di riferimento per riuscire nell'operazione è il capitano della squadra François Pienaar (Matt Demon). 

Il film e’ bellissimo, Clint Eastwood riesce a raccontare una storia avvincente in maniera veloce ed asciutta, tenendo sempre desta l’attenzione dello spettatore. Ormai siamo abituati alla sua grande regia, eppure riesce sempre a stupirci, non sbaglia mai. Nel film si giova della grande interpretazione di Morgan Freeman che sembra essersi letteralmente “trasferito” in Nelson Mandela, con una misura ed una sensibilita’ da attore straordinario (interpretazione che gli e' valsa la Nomination all'Oscar di quest'anno come migliore attore protagonista). Gli fa da spalla un Matt Demon grintoso e ben calibrato, un bianco che ha la capacita’ di non farsi travolgere dall’odio di razza e che capisce, spinto da Mandela, che ormai il Sud Africa e’ il paese di tutti, bianchi o neri che siano (la sua interpretazione  gli e' valsa una Nomination all'Oscar come migliore attore non protagonista).

Nel film si sente la profonda ammirazione che sia Eastwood che Freeman nutrono per Mandela, e lo spettatore viene cosi’ trascinato a vivere una storia realmente accaduta ed a sentire come propri i sentimenti del regista e del protagonista, immedesimandosi completamente nell’azione. I problemi nel Sud Africa non sono ovviamente ancora risolti, ma sicuramente il passo in avanti compiuto in quei giorni verso l’integrazione e’ stato importantissimo. 

Un film da vedere, anche per conoscere quello che c’era dietro una partita di Rugby rimasta nella storia di questo sport, e quello che lo sport in genere, a volte bistrattato, riesce a fare….

 
SCRIVI IL TUO COMMENTOPAGINA RECENSIONI

TOP PAGE


Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi
un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/3/2001 o un giornale on line poichè sprovvisto di registrazione al tribunale nonchè di numerazione progressiva.

© 2007 RealDream - All Rights Reserved