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| | pag. 1 2 3 4 | ELENCO COMPLETO | | | | Jack Reacher - La prova decisiva | (di L’Irriverente) | | | | 
Un serial killer spara su una folla e uccide cinque persone.
L’assassino viene assicurato alla giustizia in tempi record. Sembra essere un
ex cecchino dell’esercito. Senza cedere all’interrogatorio di rito, scrive solamente
su un foglio il nome di Jack Reacher.
Svanito da anni senza aver lasciato
traccia di sé, Jack Reacher stesso si presenta alla polizia non appena apprende
dell’accaduto dai notiziari. Egli è un ex investigatore dell’esercito che in
nome della giustizia si presenta con teorie spiazzanti che scagionerebbero l’assassino,
nonostante le prove siano più che schiaccianti nei confronti dell’accusato. Si
mette così ala ricerca della verità lavorando per l’avvocato difensore del
presunto colpevole.
Il thriller/action è tratto dal romanzo “La prova decisiva”,
capitolo di una serie di successo creata da Lee Child e il cui protagonista è
Jack Reacher; si auspica, quindi, un qualche sequel cinematografico.
Dal punto
di vista della trama è interessante ed un buon thriller.
Avrei preferito non si
vedesse il volto del cecchino all’inizio del film in modo da lasciare l’effetto
sorpresa quando si scopre che l’accusato non è il killer. Questo, però, lo si
capisce da subito, appena arrestano il sospettato che ha decisamente un'altra faccia
e si lascia la parte avvincente della trama non per scoprire chi sia
l’assassino, ma per capire come farà Jack ad inchiodare quello vero; un
trucchetto quasi inventato dal Maestro Hitchcock, più comunemente conosciuto nella
serie tv del tenente Colombo.
Al di là della trama più o meno avvincente, però, c’è un film
che si affida totalmente alla figura di Tom Cruise che, in veste anche di produttore,
è il vero burattinaio.
Un personaggio cucito su misura al quale è impossibile
resistere!! Un TopGun maturo! E nelle scene migliori, quando si rischia di
cadere nel ridicolo per l’eccesso messo in scena, ecco che subentra anche l’umorismo
alla “Schwarzy” che completa l’opera.
Consigliato a tutti come thriller, ma da evitare se siete persone che
nel Cinema cercano solo il realismo.
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| | Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato | (di L’Irriverente) | | | | 
Bilbo Baggins vive tranquillo nella Contea fin quando non si
reca a trovarlo Gandalf che riuscirà a fargli rivivere quella voglia di
avventura che aveva da ragazzo, ormai perduta. Dodici nani, infatti, sono in
marcia per riconquistare Erebor, il loro vecchio regno, espugnato e abitato da
un temibile drago. Dopo molto esitare, Bilbo decide di unirsi ai nani
capitanati da Thorin Scudodiquercia.
Non mi è mai piaciuta moltissimo la trilogia de “Il Signore
degli Anelli”, ma stavolta l’operazione di trasporre un’opera di Tolkien sembra
avermi emozionato maggiormente. Il giudizio è naturalmente personale perché per
molti altri può risultare esattamente il contrario. Le mie motivazioni
risiedono nel fatto che la regia sembra essere più veloce, “sveglia”, poco prolissa;
insomma, più azione e meno descrizione. Buffo a dirsi soprattutto perché,
nonostante il volume originale non sia niente di eccessivamente lungo, la sua
versione su pellicola è stata espansa in ben tre lungometraggi (inizialmente ne
erano stati annunciati solo due, ma come lasciarsi sfuggire una gallina dalle
uova di platino come questa?!).
C’è chi accusa Jackson di non essere stato all’altezza della
trilogia dell’Anello.
Io invece credo che abbia rispecchiato alla perfezione la
stessa “immaturità” e minore “epicità” che il romanzo de ‘Lo Hobbit’ indubbiamente
possiede rispetto al successivo “Signore degli Anelli”.
Simpatico l’escamotage di far apparire all’inizio, e per
pochi minuti, Elijah Frodo Wood a fungere da filo conduttore con la trilogia
dell’Anello.
Al contrario, bocciato totalmente l’ultimo ritrovato della
tecnologia applicato al Cinema, il “48fps”. “Lo Hobbit”, infatti, è il primo
film ad essere stato girato a 48 fotogrammi al secondo, il doppio dei
fotogrammi normalmente utilizzati (leggi il relativo special). Questa tecnica
dovrebbe consentire una maggiore stabilità e nitidezza delle immagini
soprattutto nelle scene in cui ci sono molti movimenti di macchina, risolvendo il
cosiddetto “effetto scia”. L’obiettivo è sicuramente raggiunto, ma per tutta la
durata del film sembra di assistere ad una trasmissione televisiva ripresa con le
telecamere e le scene in computer grafica sembrano un vero e proprio
videogioco.
Per fortuna le sale che proiettano in 48fps sono poche e c’è
ancora la possibilità di scegliere il film in versione 24fps o addirittura non
in 3D, anche se su quest’ultima meraviglia ottica non c’è nulla da eccepire.
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| | Le cinque leggende | (di Technino) | | | | 
Babbo Natale sente
che un evento terribile sta per accadere. Richiama così nel quartier generale
al Polo Nord i suoi tre aiutanti più carismatici, Calmoniglio, il coniglio
pasquale, Dentolina, la fatina dei denti e Sandman, l'enigmatico protettore dei
sogni. Non ci mettono molto a capire che il pericolo si chiama Pitch, l'uomo
nero, entrato in azione per rubare e cancellare i sogni dei bambini e imporre
su tutta la Terra la sua legge fatta di paura e orrore.
Il compito è arduo, a
tal punto che l'uomo sulla Luna, custode della pace degli uomini, decide di
nominare un nuovo Guardiano da affiancare agli altri quattro. La scelta cade su
Jack Frost, un ragazzino ribelle e all'apparenza superficiale che ancora non sa
quale sia il suo centro, ossia quell'energia che lo rende speciale, diverso da
tutti gli altri…
Il film e’ una bella favola natalizia,
prodotta dalla DreamWorks e diretta da Peter Ramsey, che
racchiude significati profondi. Tratta dalla serie di libri per l'infanzia
scritti da William Joyce, produttore esecutivo assieme a Guillermo Del Toro, la
pellicola parla della lotta tra bene e male, che qui diventa opposizione tra
luce e buio, tra la fantasia e l’arido “nulla”. Il film e’ ambientato durante
una notte nordica e, per contrasto con il buio, i colori dei protagonisti sono
bellissimi, rutilanti, dando l’impressione allo spettatore di vivere
un’avventura in un mondo fatato, pieno di incanto, dove i bambini sono creature
così fragili da dover essere difese dai Guardiani, ma forti a tal punto da essere
a loro volta dei salvatori: in fondo il senso del racconto è tutto qui, nella
forza inesauribile che risiede nell'immaginazione dei più piccoli, nell'affetto
formidabile che riescono a regalare a coloro che amano.
La storia, sceneggiata dal drammaturgo premio Pulitzer, David Lindsay-Abaire, ruota
intorno ad un eroe sconosciuto, Jack Frost, una figura mitica che è alla
ricerca di un'identità più definita e proprio per questa sua inquietudine
riesce ad esprimere i turbamenti di chi sta crescendo; Jack non sa chi sia, non
ricorda nulla del proprio passato, ma è obbligato ad andare avanti e proprio
per questo deve ripartire da sé stesso per diventare un Guardiano a tutti gli
effetti. Nel gruppo dei protagonisti è sicuramente il personaggio più
interessante, assieme a Sandman, l'uomo dei sogni e della luce, un pingue
ometto composto da sabbia d'oro, che parla senza pronunciare mai una singola
parola, ma solo attraverso le immagini che riesce a 'creare' con la mente.
In conclusione, un film originale in un ambiente
“fatato”, che sara’ seguito con interesse da grandi e piccoli.
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| | 007 - Skyfall | (di Technino) | | | | 
James Bond deve recuperare un file prezioso che contiene i nomi degli agenti del MI6 infiltrati nei servizi segreti stranieri, e che e’ finito nelle mani di un killer professionista. Bond lo insegue cadendo sotto i colpi del fuoco amico, ordinato dalla stessa “M”.
Precipitato e disperso dentro una cascata, Bond viene dichiarato morto e compianto in un formale necrologio scritto da “M” in persona…..
Fermiamo qui l’incipit della trama, che chi ha visto il trailer del film gia’ conosceva.
Skyfall, ventitreesimo film della serie diretto da Sam Mendes, fa vedere un James Bond vulnerabile, molto “umano”, preoccupato dal pericolo in cui si trova “M”, minacciata da un figliolo tutt’altro che prodigo: l’ex agente del MI6 Silva, interpretato magistralmente da Javier Bardem, un “villain” freddo e spietato, di quelli che non si dimenticano.
Daniel Craig, il miglior Bond di sempre secondo chi vi scrive, interpreta la sua parte con una grande prova di attore, riuscendo ad entrare ed a farci entrare nei meandri di un agente segreto tormentato dal suo passato e dalla responsabilita’ di proteggere “M”, una sorta di Madre putativa, da un nemico inafferrabile e spietato.
La regia di Mendes e’ perfetta, la sceneggiatura ottima, le scene d’azione spettacolari: se aggiungiamo la bravura di tutti gli attori, con una Judi Dench che da’ vita ad una “M” straordinaria, capace di esprimere tutto il suo sentimento con un semplice sguardo, gelido ed allo stesso tempo pieno di affetto verso 007, abbiamo come risultato un film di grandissimo impatto.
Skyfall e’ in assoluto uno dei migliori film di James Bond, che riuscira’ a catturare l’attenzione anche di chi non e’ un fan dei film dell’agente con il doppio zero. Da vedere.
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| | Prometheus | (di L’Irriverente) | | | | 
Nel 2089, il ritrovamento di alcune incisioni preistoriche,
molto simili a quelle rinvenute in altre parti del mondo, fa credere a due scienziati
che, un tempo, esseri venuti sulla Terra abbiano dato origine alla nostra vita
e lasciato segni inconfutabili del loro sistema solare di provenienza.
Grazie ai moderni strumenti e al finanziamento di un miliardario, il sistema
solare alieno viene individuato e una spedizione è subito preparata.
Giunti sul pianeta, però, gli scienziati non trovano una civiltà, ma i suoi
resti…
Purtroppo non sono un grande estimatore del signor
Ridley Scott, un regista che a mio avviso si è sempre trovato al posto giusto
nel momento giusto, grazie a storie non sue. In questo caso, purtroppo, neanche
i suoi fedeli “seguaci” hanno del tutto apprezzato il suo ultimo lavoro confermandomi
che il suo successo deriva proprio dalla storia che traspone e che, in questo
caso, fa un po’ acqua da tutte le parti.
Visivamente l’inizio del film è davvero potente, epico (bisogna comunque
riconoscergli una certa bravura); lo spunto della trama è più che interessante,
ma ad un certo punto si trasforma tutto in un serial televisivo senza spessore.
Forse colpa di uno degli autori di “Lost” che è tanto bravo a creare colpi di
scena quanto a non fornire risposte, anzi, ti fa sperare che te le diano nella
prossima puntata (ahimè, già in lavorazione).
La relazione che c’è con i film di "Alien" è fin troppo chiara e finisce per trasformare "Prometheus" in un ennesimo capitolo della serie.
Una sola parola: “peccato!”
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| | Batman - Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno | (di L’Irriverente) | | | | 
Dopo la morte di Harvey Dent (nel secondo capitolo), primo
cittadino di Gotham City, causata apparentemente da Batman, il pipistrello non
gode ovviamente di ottima fama, ma la città sembra essere stata definitivamente
ripulita dal crimine e non ha più bisogno di lui.
Solo il commissario Gordon sa come sono andati realmente i fatti e soffre di
rimorsi di coscienza per non averli raccontati.
Batman è scomparso da otto anni e contemporaneamente Bruce Wayne vive nella sua
reggia isolato dal resto del mondo …
Solo un pericoloso criminale, Bane, risveglia l’uomo e il suo alter ego
mascherato, forse l’unico in grado di fermare l’imminente pericolo di una
rivolta popolare e di un’esplosione atomica!!!
Ottima conclusione per la trilogia di Nolan che continua a narrare le vicende
del supereroe della DC Comics inserendolo in un contesto reale e attuale, con
tutti i suoi problemi politici ed economici.
Ad aggiungere carne al fuoco troviamo la nuova Catwoman, la bella e brava Anne Hathaway
anche se, per chi vi scrive, nessuna donna gatto ha ancora eguagliato la favolosa
Michelle Pfeiffer del Batman “burtoniano”.
Molti richiami al primo capitolo della saga che per l’occasione va rivisto e riapprezzato.
Molta anche l'introspezione psicologia dei personaggi, forse troppa o
semplicemente mal dosata in un film che richiederebbe più azione e meno
pensieri, più che altro per non arrivare a confezionare 164 minuti di pellicola
che alla fine finiscono solo per appesantire l’intera storia.
Il finale è strepitoso e forse vale tutto il film, ma di certo non basta a far
entrare quest’ultimo Batman tra i maggiori successi del regista.
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| | Ribelle (The Brave) | (di Technino) | | | | 
Ed
eccoci a commentare il nuovo film della Pixar, che quasi sempre fa centro e ci
propone film destinati a diventare dei “cult” nell’animazione. La storia
e’ intrigante, ambientata nell’antica Scozia dopo le invasioni vichinghe, da cui
gli scozzesi hanno preso la forza fisica e il coraggio nei combattimenti: la
principessa Merida e’ sin da piccola una bambina vivace e poco portata a
seguire gli insegnamenti della madre Elinor, una regina affettuosa ma un
po’ asfissiante. Cresce piu’ simile al padre che alla madre, diventando
un’arciera infallibile. Arriva il giorno in cui la madre la obbliga a scegliere
un pretendente alla sua mano ma, ovviamente, Merida non ha nessuna intenzione
di sposarsi….Fermiamoci qui per evitare che quelli che non hanno visto i tanti
Trailers che girano su internet perdano la sorpresa di scoprire la trama del
film.
Diciamo
subito che Ribelle, pur essendo un film visivamente splendido con un 3D allo
stato dell’arte, non e’ all’altezza dei precedenti capolavori della Pixar:
pensiamo ad Up!, Wall-E, Ratatuille, Monster & Co., Gli Incredibili. Pur
essendo divertente, con personaggi originali, manca un po’ nel soggetto che non
riesce a catturare emotivamente lo spettatore, pur essendo pieno d’azione. E’
forse perche’ la storia e’ un po’ troppo semplicistica ed il finale
prevedibile, molto disneyano…
Non
si deve pero’ pensare che il film non valga la pena di essere visto: i
bellissimi paesaggi scozzesi, i boschi misteriosi in cui Merida incontra i
fuochi fatui che la indirizzeranno verso il suo destino, i personaggi di
contorno come i suoi tre pestiferi fratellini, i buffi principi che si
contendono la sua mano, la strega “intagliatrice di legno” con la sua
incredibile “segreteria telefonica”, sono assolutamente straordinari e vi
strapperanno piu’ di un sorriso. Merida e’ poi un personaggio originalissimo,
con la sua “cascata” di riccioli rossi, piena di energia ed estremamente
espressiva (la Pixar continua in questo film a migliorare l’espressivita’ dei
personaggi, come avevamo visto in Toy Story 3). Le scene in cui cavalca nel
bosco con la sua capigliatura color rosso fuoco che fa da contrasto al verde
dell’ambiente circostante sono da cineteca! E non abbiamo parlato di un
personaggio azzeccatissimo, con una capacita’ di mimare sorprendente, per non
levarvi il gusto della sorpresa.…
Una
citazione a parte merita il “Corto” di inizio: “La Luna”, diretto e pensato dall’italiano
Casarosa, surreale ma molto poetico.
In
conclusione, andate a vedere il film con tutta la famiglia (i piu’ piccoli
magari si spaventeranno un po’ in certe scene, ma rassicurateli: tutto finira’
bene…), anche se non e’ uno dei migliori della Pixar e’comunque un film molto
grazioso, con personaggi indimenticabili.
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| | L’Era glaciale 4 - Continenti alla deriva | (di L’Irriverente) | | | | 
Il mammut Manny, la tigre Diego e il bradipo Sid si
ritrovano a dover fronteggiare uno degli eventi più importanti del pianeta: la
deriva dei continenti. Alla deriva su un iceberg, vengono attaccati dai pirati,
capitanati da capitan Sbudella. Riusciranno a salvarsi e a tornare alla vita
quotidiana ?
Nonostante nel terzo capitolo della saga si sia avvertita una
certa stanchezza nella storia, la Blue Sky ci riprova, ma stavolta centra
perfettamente l’obiettivo e il livello torna ad essere quello che ci ha fatto
innamorare della serie.
Oltre ad una storia ben narrata, il film è zeppo di battute e
gag divertenti, soprattutto quelle che riguardano la “nonnina” e senza dubbio
Scrat, con la sua comicità in stile cartoon Warner, ovvero da film muto,
considerato il responsabile della catastrofe!
Risate assicurate e intrattenimento certo!
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| | Madagascar 3 - Ricercati in Europa | (di L’Irriverente) | | | | 
I nostri beniamini Alex, Marty, Melman e Gloria, dopo aver
girovagato per il mondo in fuga dallo zoo di New York, cominciano a sentirne
nostalgia. Per poter tornare hanno bisogno di un aereo e chi altri può
possederne uno se non i pinguini?! Per raggiungere i pinguini, però, finiscono per
diventare ricercati dalla polizia francese. L’unica possibilità di tornare a NY
è mettere in piedi uno spettacolo circense che un impresario americano potrebbe
comprare.
Un nuovo capitolo della fortunata serie targata Dreamworks che
si rinnova inserendo uno spettacolo nello spettacolo e virando verso la
commedia più “normale” e meno demenziale, pur mantenendo un’infinità di invenzioni
e una comicità surreale la cui co-protagonista, oltre ai pinguini, è la tremenda
poliziotta francese! Non manca il sensazionale re dei lemuri, Julien.
Un ottimo prodotto per tutte le età, per niente inferiore ai
sui precedenti capitoli.
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| | The Amazing Spider-Man | (di L’Irriverente) | | | |  Trattandosi della nascita de L'Uomo Ragno, essendo il film un cosiddetto "reboot", potrebbe sembrare una presa in giro raccontare la trama di questo film.
Tuttavia, alcuni elementi si discostano dal già conosciuto e bisogna anche considerare che qualcuno potrebbe non conoscere l'arrampicatore mascherato, quindi:
c'è un ragazzo, Peter Parker che, dalla perdita dei genitori, è affidato agli zii. E' un liceale come tanti altri, con i suoi problemi e una cotta per la compagna di classe. Un giorno scopre in soffitta una valigetta nascosta che apparteneva al suo papà e contenente documenti segreti che lo portano dritto dritto dal dottor Curt Connors, uno scienziato che studia la possibilità di fondere insieme cellule umane e animali. Una volta nel suo laboratorio Peter viene morso da un ragno acquisendone tutte le caratteristiche, dalla forza alla capacità di arrampicarsi sui muri.
Da qui prende il via lo SpiderMan di Webb, un regista con un solo lungometraggio alle spalle e con un nome che sembra predestinato al film (Web con una sola "b" significa anche ragnatela) a cui viene affidato un giocattolo grande da cui, parafrasando la storica frase dei film di Raimi, derivano grandi responsabilità!
La più importante è riuscire a non far pensare alla trilogia con Tobey Maguire che ha riscosso parecchio successo e che è terminata solamente 5 anni fa, operazione pressochè impossibile.
Il regista prova a non badare alla questione e va dritto per la sua strada proponendo uno Spiderman inizialmente bulletto e contento dei suoi poteri portando avanti il messaggio che si può sempre reinventare tutto.
Purtroppo lo fa non molto aiutato dagli effetti speciali, dall'ormai conosciuto 3D, che non aggiunge poi tanto, e da una produzione che vuole mettere bocca ovunque (forse per questo ha scelto un regista alle prime esperienze cinematografiche).
Il film è comunque divertente e da vedere per un sano entertainment! Spiderman è pur sempre Spiderman!
Peccato che per tutto il film aleggia la domanda "ma era proprio necessario ripartire da zero con un nuovo film?"
La risposta è semplice: la Columbia Picture (leggi Sony) se non avesse sfornato presto un nuovo film, avrebbe perso i diritti sul supereroe dalle uova d'oro che sarebbero, in tal caso, tornati alla Marvel che ora gestisce tutto in autonomia.
Un quarto capitolo, quindi, si doveva fare per forza e difficilmente avrebbe convinto la vecchia squadra a riunirsi nuovamente, meglio fare tabula rasa!
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| | CHEF | (di Technino) | | | | 
Jacky Bonnot (Michael Youn) ha una passione, la cucina, e spera
un giorno di diventare uno chef di successo ed aprire un suo ristorante. Non
gli manca il talento, ma i suoi lavori nelle brasserie in città durano poco: le
sue raffinatezze e la sua intransigenza gastronomica mal si adattano con le
necessità di locali che offrono pasti veloci ed economici, con una clientela che
non bada alla qualita’ di un pasto veloce fra i tanti impegni quotidiani.
Dopo
l'ennesimo licenziamento, così, Jacky è costretto ad andare a lavorare come
imbianchino in un ospedale; ma, proprio durante questo lavoro, incontra per
caso Alexandre Lagarde (Jean Reno), chef di fama internazionale e
pluripremiato, che gli offre di collaborare con lui nella sua catena di
ristoranti. Tale catena, tuttavia, è minacciata dal gruppo proprietario,
incarnato dall'avido amministratore delegato che già medita di liberarsi di
Lagarde per dare spazio a una cucina più industriale... la sopravvivenza
dell'arte del grande chef, e della sua idea di cucina, si troverà così,
inaspettatamente, nelle mani di Jacky.
Il film, diretto da Daniel Cohen, piacera’ soprattutto agli amanti di “Master
Chef”, che vi ritroveranno l’amore per la cucina ed i suoi ingredienti. La
prova a cui Lagarde sottopone Jacky prima di assumerlo e’ un classico in questo
senso…”Chef” è una commedia pura, pensata appositamente per il grande pubblico:
la stessa scelta degli interpreti è in questo senso azzeccata, con un Jean Reno
carismatico, che si cala con mestiere e simpatia nel ruolo di un gigante della
cucina, ed un Michael Youn che conferma il suo ottimo talento comico. E' proprio il riuscito
accostamento tra i due interpreti uno dei pregi principali del film, con il
volto da cartoon dell'attore più giovane che trova il suo contraltare nel fare
burbero ma umano di Reno.
Il film di Cohen non presenta pretese da commedia raffinata, limitandosi a intrattenere
con leggerezza e mestiere. Molto spazio viene dato ovviamente alla
rappresentazione delle portate, con i contrasti tra la cucina industriale e
quella d'autore, e tra quella cosiddetta "molecolare" e quella
artigianale, con l'inventiva del protagonista a fungere brillantemente da
sintesi.
Il film si basa su formule sperimentate, riproposte con garbo e
scorrevolezza, magari senza guizzi particolari; se gli sviluppi della trama
sono ampiamente prevedibili, il divertimento viene soprattutto dalla riuscita
interazione tra i due protagonisti, a cui la sceneggiatura lascia
intelligentemente molto spazio.
Il definitiva un film “rilassante”, che si lascia vedere in
maniera spensierata e lascia una simpatica sensazione di “leggerezza”.
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| | Dark Shadows | (di Technino) | | | | 
Anno 1760: la famiglia Collins, padre, madre e figlioletto Barnabas, parte dall’Inghilterra per tentare la fortuna nel Maine. Passano gli anni ed i Collins fondano un impero commerciale della pesca. Intorno alla fabbrica nasce una piccola citta’, che prende il nome dalla famiglia: Collinsport.
Barnabas, giovane di bell’aspetto, si innamora della dolce Josette, ma infrange cosi’ il cuore della bellissima Angelique, una donna della servitu’ che lo amava perdutamente.
Angelique, che per sua sfortuna e’ una potente strega, per punirlo lo muta in vampiro e lo fa seppellire vivo. Ma il vampiro “dormiente” si svegliera’ nel 1972 ed iniziera’ la sua vendetta….
Basandosi su una sceneggiatura di Seth Grahame-Smith e sull’omonima serie televisiva di Dan Curtis, il regista Tim Burton realizza un film visivamente ricchissimo e pieno di umorismo.
La famiglia Collins degli anni ’70 somiglia un po’ alla famiglia Addams: per ragioni diverse (l'età ingrata, il vizio dell'alcol, la capacità di vedere i fantasmi) i Collins e la loro servitu’ sono tutti “strani” e quindi l’arrivo del vampiro Barnabas non li sconvolge piu’ di tanto…
Tim Burton riesce a costruire una “commedia-horror” che alterna ai momenti sanguinari (sempre tenuti a freno dal regista) frequenti momenti di commedia pura, con un dialogo divertentissimo.
Formidabile il cast, da Johnny Depp, vampiro innamorato e stralunato, ad Eva Green, strega affascinante e crudele, che da’ vita con il vampiro a due scene memorabili del film.
Completano il cast una Michelle Pfeiffer volitiva, vera capofamiglia della nuova stirpe dei Collins fino all’arrivo del redivivo Barnabas, perfettamente a suo agio anche quando imbraccia un fucile a pompa (!) ed Helena Bonham Carter che, dopo aver dato vita alla terrificante Bellatrix di Harry Potter, interpreta qui con grande humor il ruolo di una psicoanalista svitata, amante dei vampiri.
Bellissima la colonna sonora e l’ambientazione, in puro stile anni ’70.
In conclusione, un film consigliato a tutti, anche a quelli che di solito non apprezzano i film “vampireschi”: lo spirito con cui Tim Burton racconta questa incredibile storia riesce a far uscire il pubblico con il sorriso sulle labbra e, di questi tempi, non e’ poco….
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| | Il primo uomo | (di Foster Kane) | | | |
Il film si svolge inizialmente nell’Algeria del 1957 dove
uno scrittore, Jean Cormery, vi torna. Segue un lungo flashback negli anni 20
in cui Jean rivive la sua infanzia. Scopriamo che il padre è morto giovane durante
la prima guerra mondiale e che la nonna ha provveduto al sostentamento della
famiglia. In particolare Jean ricorda la sua formazione scolastica ed il suo
desiderio di proseguire gli studi nonostante l’opposizione della nonna che
vorrebbe avviarlo al lavoro. Del suo maestro gli resta impressa una frase:
“Ogni bambino contiene già i germi dell’uomo che diventerà”.
Si ritorna nel 1957 e Jean rivede la madre, il suo maestro
ed un amico d’infanzia che gli chiede di aiutare a salvare il figlio dalla pena
capitale.
Con “Il primo uomo”, tratto da un romanzo incompiuto di
Camus, Gianni Amelio ci consegna un altro grande film, realizzato in maniera
pregevole e particolarmente attento alla ricostruzione storica dell’Algeria in
due diversi spazi temporali. Notevole l’interpretazione affidata a Jacques
Gamblin, tra gli attori preferiti di Lelouch. Amelio, uno dei migliori registi
italiani, ha sempre diretto opere interessanti spaziando su tematiche diverse.
Pensiamo a “Colpire al cuore” (1982), a “Porte aperte” (1990) e a “Il ladro di
bambini” (1992, forse il suo capolavoro): film che hanno fatto la storia del
cinema degli ultimi 30 anni.
Grazie ad Amelio e a pochi altri registi il cinema italiano
puo’ volare alto.
Assolutamente consigliato.
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| | The Avengers | (di Technino) | | | |
The Avengers mette insieme i vari Supereroi della Marvel,
che avevamo visto in film sapientemente fatti uscire negli anni precedenti:
Iron Man (Robert Downey Jr.), La Vedova Nera (Scarlett Johanson), Occhio di
Falco (Jeremy Renner), Cap. America (Chris Evans), Thor (Chris Hemsworth) e Hulk
(Mark Ruffalo), guidati da Nick Fury (Samuel Lee Jackson), capo della SHIELD,
la potente organizzazione per cui "lavorano".
Un tale insieme di personaggi poteva risultare indigesto e
portare ad un film “disarticolato”, invece il soggetto del film e’ scritto
benissimo, presentando i personaggi ad uno ad uno e lasciando il giusto spazio
a ciascuno per mettere in mostra i rispettivi “superpoteri”, che nel corso del
film si integreranno perfettamente.
La regia di Joss Whedon, che ne ha scritto la sceneggiatura
insieme a Zak Penn, e’ sempre sicura e veloce, con un dialogo molto
divertente e pieno di sorprese.
La storia del film e’ semplice: inizia con l'arrivo sulla Terra di Loki, il fratellastro
di Thor (Tom Hiddleston), per impossessarsi di un Cubo di Energia, il “Tessaract” e, tramite questo,
aprire un portale nello spazio per far arrivare orde di alieni cattivissimi ad
invadere la Terra e sottometterla al potere di Loki. La risposta dello SHIELD è l'unica possibile, ovvero convocare
i Vendicatori (The Avengers) per difendere la Terra dal pericolo.
Inutile raccontare il resto della trama che, ovviamente, ha
uno dei suoi punti di forza anche negli effetti speciali, sempre originali ed
estremamente spettacolari.
Il film si giova, come detto, della efficace regia di Joss
Whedon che lo dirige con la cura e l’entusiasmo di un vero fan dei personaggi della
Marvel. Gli attori, gli stessi dei film precedenti della serie Marvel, sono perfettamente
a loro agio nelle rispettive parti, con la bella sorpresa del “debuttante” Mark
Ruffalo, che interpreta Hulk con grande efficacia.
Alcune battute del film (memorabile quella di Hulk nella
fase finale) suscitano improvvisi scoppi di ilarita’ nel pubblico e ne contribuiscono
al successo.
In conclusione, un film che rappresenta una fusione perfetta
fra action movie e comic movie, che sicuramente piacera’ a tutti gli
appassionati del genere e, forse, anche a qualcuno che, vincendo qualche
pregiudizio su questo genere di film, avra’ il “coraggio” di andare a vederlo….
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| | To Rome with love | (di Foster Kane) | | | |
Che dire? Ormai Woody Allen ha letteralmente raschiato il
fondo del barile e dopo un film su Parigi (“Midnight in Paris”, abbastanza
riuscito) ecco che sceglie l’eterna capitale come location per la sua ultima
fatica … beh fatica, in realtà non deve essere stato particolarmente
difficile per un regista di lunghissima esperienza (un film in media l’anno)
dare alla luce un' opera in cui il maggior sforzo è stato fatto dagli attori, in
buona parte italiani. E talvolta è questa l’impressione che si ha di “To Rome
with love”, che si tratti di un defilè di attori più o meno noti molti dei
quali usati in ruoli piccolissimi. Lo spettatore si potrà divertire a scorgere
nel mucchio addirittura Giuliano “Tex” Gemma, Maria Rosaria Omaggio e Carol
Alt. Ed in più potrà divertirsi a veder spuntar dall’alto i microfoni: una
distrazione oppure uno straniamento “brechtiano” per ricordare al pubblico che
siamo in un film? Il giudizio finale dovrebbe essere negativo e bisognerebbe
invitare i lettori a disertare le sale. In realtà un film di Woody Allen, bello
o brutto che sia, merita sempre la visione e tutto si puo’ dire di “To Rome
with love” tranne che sia noioso. Per farla breve il film scorre bene e fa
trascorrere 2 ore (compresa la pausa) in serenità. Bisogna solo augurarsi che
per il futuro Woody si rimbocchi le maniche e dia vita ad un nuovo “Zelig”.
Dimenticavamo la trama… ma non ha molta importanza. In poche righe: ci troviamo a Roma (ovviamente) e assistiamo all’alternarsi di vari
episodi tragicomici che coinvolgono un impiegato (Roberto Benigni) che
all’improvviso (ed inspiegabilmente come accade in Italia) diventa una star,
una coppia che per un po’ si “scoppia”, un ragazzo (Jesse Eisenberg, già
protagonista di “The Social Network”) che si invaghisce di un’amica della sua
fidanzata e così via… Ah! C’è pure un cantante lirico che dà il suo meglio
sotto la doccia.
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