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| | pag. 1 2 3 4 | ELENCO COMPLETO | | | | THOR - The Dark World | (di Technino) | | | | 
Dopo il bellissimo primo episodio delle avventure di Thor, diretto da Kenneth Branagh, arriva il secondo episodio della saga: Thor – The Dark World, diretto da Alan Taylor; il nuovo film e’ ricco di azioni spettacolari affrontate con un piglio sempre leggero ed un dialogo ricco di battute sdrammatizzanti, che avevano decretato il successo dei precedenti film con i supereroi della Marvel, specialmente The Avengers ed Iron Man.
Cinema d'intrattenimento puro e semplice in cui tutti gli ingredienti si mescolano alla perfezione, 3D compreso, mai invasivo ma messo al servizio del puro piacere della visione dei paesaggi fantastici e delle battaglie epiche che si svolgono.
Il film inizia con la voce solenne di Odino (Anthony Hopkins) che parla dell’esistenza di un Regno Oscuro abitato dal minaccioso Malekith (un’orrido Christopher Eccleston, perfetto nella parte) e dai suoi mostruosi guerrieri bianchi - i quali in epoche antiche erano stati sconfitti da Asgard e costretti a cedere l'Aether, una sorta di antimateria che, se scatenata, riporterebbe l’universo nell’oscurita’.
Il film si apre mostrandoci Thor che combatte per pacificare i Nove Regni, anche se il suo cuore e’ sulla Terra, vicino alla sua amata Jane Foster (Natalie Portman). Per buona parte del film l'azione si concentra ad Asgard e nell’oscuro mondo di Malekith: due luoghi suggestivi, magnificamente ricostruiti in realta’ virtuale, che donano al film un'atmosfera mitica e surreale. La terza location e’ Londra, dove si e’ spostato tutto il gruppo di scienziati di cui fa parte Jane Foster, che in questo film ha una parte ben piu’ importante che nel primo della serie, divenendo l’oggetto del desiderio di Malekith…..chiudiamo qui l’anticipazione della trama per non togliere ai lettori il piacere di scoprirla al cinema.
Molti personaggi del film interagiscono con Thor (un Chris Hemsworth assolutamente perfetto) che, non essendo dotato dell’abilita’ dialettica di Iron Man, per divertire ha bisogno di un contorno di personaggi, molto ben sviluppati nella sceneggiatura, che lo aiutano a mantenere sempre brillante il dialogo: oltre alla citata Natalie Portman (sempre bravissima), rivediamo lo scienziato Eric Selvig (Stellan Skarsgard) che ancora subisce lo strascico del lavaggio del cervello subito in The Avengers e si comporta in maniera eccentrica, Frigga (Rene Russo), la coraggiosa madre di Thor, la bella guerriera Sif (Jamie Alexander), innamorata senza speranza del biondo dio.
Ma la vera superstar di questo secondo film e’ Loki (Tom Hiddleston), il fratello “cattivo” di Thor: il suo cinismo è linfa vitale per lo script che gli riserva battute, colpi di scena, voltafaccia che ingannano lo spettatore, e scene d’azione mozzafiato in cui l'attore inglese sfodera tutto il suo talento dando vita a duetti memorabili con Thor che faranno impazzire i fan.
Una raccomandazione: non lasciate la sala prima della fine di tutti i titoli di coda perché stavolta le scene che svelano le anticipazioni sui prossimi lungometraggi dello studio sono addirittura due.
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| | Ender’s game | (di Technino) | | | | 
Siamo in un
imprecisato futuro. La Terra è sopravvissuta, a costo di enormi perdite umane,
all'invasione di una feroce razza aliena che ha raso al suolo intere città e
decimato la popolazione, portando il pianeta a un passo dalla catastrofe. Il
peggio è stato evitato solo grazie all'azione solitaria di un eroe, Mazer
Rackham,
che ha distrutto la flotta degli invasori costringendoli alla ritirata.
La minaccia,
tuttavia, non è stata affatto sventata: sono passati 50 anni e si teme che i
vecchi nemici (una sorta di formiche giganti) si stiano riorganizzando per un
nuovo attacco. Per combattere vengono reclutati ragazzi giovanissimi, dotati di
grande abilita’ nelle simulazioni di battaglie con i videogiochi, che vengono
addestrati per diventare i nuovi soldati da impiegare nella ormai prossima
guerra di sopravvivenza. Fra loro c’e’ Ender Wiggins (Asa Butterfield,
che avevamo visto grande interprete di Hugo Cabret),
ragazzo dotato di straordinarie doti di intuito, strategia e capacità di anticipare
le mosse del nemico.
Il colonnello Hyrum Graff (Harrison Ford) vede in Ender
un nuovo Rackham e decide di puntare tutto sul ragazzo, isolandolo dai
compagni, sottoponendolo a stress fisici e psicologici, e facendone un
comandante perfetto. Ender è pero’ tormentato dal ricordo di suo fratello,
espulso dalla scuola perché considerato troppo violento, e teme di non
essere capace di controllare la sua aggressività...
L'adattamento del romanzo Il gioco di Ender di Orson
Scott Card, primo libro di una trilogia, arriva dopo quasi 30
anni dalla sua pubblicazione e si giova della regia di Gavin Hood.
La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, si rivela nei primi minuti
molto efficace nel delineare le peculiarità del protagonista, la sua astuzia
fuori dal comune e il peso della responsabilità che già sente su di sé: merito
anche della capacita’ interpretativa di Asa Butterfield che riesce ad esprimere,
con la luce dei suoi occhi inquietanti, un’energia che sembra impossibile tirar
fuori da un fisico cosi’ mingherlino.
Il film riesce a tener desto l’interesse
degli spettatori appassionati di fantascienza, anche grazie all’uso di una grafica computerizzata di ottimo livello, unita ad una storia che, anche se in qualche punto
risente di stereotipi “militareschi” un po’ ingenui (il colossale Sergente che
abbaia alle reclute…) ha punti di originalita’ quando affronta il dilemma di
combattere senza capire le intenzioni del nemico nei nostri confronti....
Gavin Hood dirige il tutto in modo preciso,
costruendo sequenze d'azione efficaci e d'impatto, e riuscendo anche a
imprimere alla vicenda un buon ritmo. Se il film avra’ successo, sara’ seguito
dagli altri due episodi della trilogia letteraria e, dopo averlo visto, ce lo
auguriamo.
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| | Gravity | (di Technino) | | | | 
La dottoressa Ryan
Stone (Sandra Bullock), e’ alla sua
prima missione a bordo di uno shuttle, insieme all’esperto astronauta Matt
Kovalsky (Gorge Clooney). Nello spazio, durante una normale
operazione di manutenzione del Telescopio Hubble, accade un imprevisto: una
collisione avvenuta a centinaia di chilometri di distanza, fra un vecchio
satellite russo ed altri pezzi di materiale in orbita, provoca una dispersione
di detriti che colpiranno il veicolo americano.
I due, che si trovano nello
spazio intorno alla navicella al momento della collisione, non fanno in tempo a
rientrare nell'astronave, per loro fortuna: l'equipaggio infatti viene
completamente sterminato dalla tempesta di detriti e l’astronave, gravemente
danneggiata, e’ inservibile per il ritorno sulla Terra.
Ryan e Matt si trovano
cosi, unici superstiti, a vagare nello spazio, privi di contatti con la Terra e
con scorte limitatissime di ossigeno e di carburante per i jet propulsori degli
zaini delle tute per l’attivita’ extraveicolare; loro unica speranza sara’ quella
di tentare di raggiungere una base russa (o una base cinese), che si trovano a
notevole distanza, per tentare di utilizzarle per il ritorno sulla Terra.
Il regista Alfonso Cuaron ci propone un
film bellissimo, un thriller ambientato nello spazio che unisce all’azione un’indagine
nella psiche dei personaggi, che si trovano soli nel buio dello spazio, con la
costante paura di morire da un momento all’altro.
Nel lungo piano sequenza
iniziale, molto suggestivo, si sentono le voci dei due protagonisti in
colloquio con la NASA, poi si vedono in lontananza l’astronave e le due tute
in cui si muovono gli astronauti, che ci fanno sentire le emozioni che si debbono
provare quando ci si trova di fronte alla profondita’ del cosmo.
Le scene che
avvengono nello spazio sono girate con un verismo incredibile, aiutato da un 3D usato in maniera perfetta: la difficoltà di
mantenere la direzione e l’orientamento, la velocita’ che si acquista in un
secondo e la difficoltà di rallentare la propria corsa nello spazio, che genera
urti fortissimi dell'astronauta con tutto il materiale a cui ci si vuole avvicinare,
i detriti che arrivano come proiettili distruggendo tutto quello che
incontrano, la difficoltà di aggrapparsi a qualcosa, che significa la vita
quando si e’ alla deriva nello spazio….
I protagonisti
sono ovviamente bravissimi, trattandosi di Clooney e della Bullock; in
particolare quest’ultima, che deve reggere il peso della recitazione da sola
per un lungo tratto del film, si conferma attrice drammatica di grandi qualita’.
Il conclusione un
film molto originale ed interessante, che vi terra’ con il fiato sospeso
accanto ai protagonisti nella loro lotta per restare vivi e nelle decisioni
difficili che talvolta si devono prendere…
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| | Cattivissimo me 2 | (di Technino) | | | | 
Dopo il gran successo del primo film,
torna il simpatico “cattivo” Gru in Cattivissimo
me 2 (titolo originale: “Despicable
me 2”) e bisogna dire che lo fa alla grande! Il film ci fa subito vedere
Gru nella veste di padre adottivo affettuoso delle orfanelle che ci avevano
conquistato nel primo film, ma gli altri cattivi sono in agguato e Gru dovra’
questa volta combattere per salvare il destino della Terra….
Aiutato da una simpaticissima partner, la
spia alle prime armi Lucy Wilde (perfettamente doppiata da Arisa che ne coglie
con la voce tutte le sfumature di espressione) Gru deve trovare un Supercattivo
che vuole trasformare le persone in orridi mostri viola. Ovviamente sara’
accompagnato nella sua battaglia dai fidi Minions, sempre piu’ divertenti, che
ormai sono maturi per uno “spin-off”, un film a loro dedicato a cui si accenna peraltro
nei titoli di coda (da non perdere, come nel primo film…).
Il dialogo e le trovate sono sempre molto
divertenti e le scenette dei Minions assolutamente sbellicose! Questo sequel
conferma che le due coppie di sceneggiatori (Cinco Paul e Ken Daurio) e registi
(Pierre Coffin e Chris Renaud) non hanno perso lo smalto, riuscendo a bissare
il successo del primo film e riempendo il sequel di “citazioni” di film famosi
(come dimenticare la famosa frase dell’Imperatore di Guerre Stellari rivolta a
Luke Skywalker….).
Sono memorabili alcuni siparietti con
brani musicali sempre molto azzeccati (uno riguarda un Minion “innamorato”….)
ed il finale del film che, come nell’altro, propone un brano musicale
travolgente che riunisce tutti i personaggi in un ballo sfrenato.
In breve, un film che fara’ divertire
tutta la famiglia.
Assolutamente consigliato.
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| | Anni felici | (di Foster Kane) | | | | 
Siamo nella Roma degli anni settanta con una famiglia composta da Guido (Kim Rossi Stuart), pittore e scultore che lavora più per la gloria che per i soldi, sua moglie Serena (Micaela Ramazzotti), donna benestante, e dai due figli piccoli. Da subito avvertiamo che qualcosa non funziona (più) bene tra i due: ciò che contribuisce a logorare progressivamente il rapporto è il continuo transitare nel suo laboratorio di giovani donne che per amor dell’arte si spogliano (più tardi lui le confesserà di averla tradita in varie occasioni). A Serena viene offerta la possibilità di un soggiorno in Francia con i bambini. La donna accetta e sarà questa l’occasione per prendersi una pausa di riflessione da Guido. Ma accade qualche altra cosa…
A tre anni di distanza da “la nostra vita” (un film riuscito) Daniele Luchetti aggiunge un altro tassello alla sua interessante filmografia. “Anni felici” è una pellicola degna di nota caratterizzata da un’ottima ricostruzione degli anni settanta non solo sotto il profilo visivo (auto, vestiti, arredi…) ma anche dal punto di vista psicologico. Come in altri suoi film Luchetti riesce a mescolare in maniera sapiente la commedia (prevalente in questo caso) con il dramma e ad ottenere dagli attori (su tutti ovviamente primeggia Kim Rossi Stuart) una collaborazione eccellente. Molto curato pure l’aspetto artistico: le sculture e pitture che vediamo posseggono il loro fascino (in modo particolare l’ultima).
In definitiva un film di serie A da vedere senza esitazioni.
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| | RUSH | (di Technino) | | | | 
RUSH e’ un gran
film, che appassionera’ sia i tifosi della Formula 1 che gli spettatori che
seguono poco le corse.
Il film inizia raccontando, parallelamente, la
formazione automobilistica di Lauda e Hunt, la gavetta dei due piloti e
l'approdo in Formula 1, per poi concentrarsi sul Campionato Mondiale del 1976,
la stagione drammatica che fu caratterizzata dall’incidente di Lauda al
Nurburgring, che quasi costo’ la vita al pilota lasciandolo sfigurato per
sempre, e dal suo straordinario “recupero”, che lo vide tornare in pista dopo solo
42 giorni dall’incidente.
Ron Howard, come al solito, e’
un bravissimo regista e sceglie di occuparsi principalmente della presentazione
dei caratteri dei piloti, diametralmente opposti sia nell’automobilismo che
nella vita: grande collaudatore,
calcolatore ed impermeabile alle emozioni Lauda; istintivo, passionale, e
sempre portato agli eccessi Hunt. Intorno a questa contrapposizione ruota
tutto il racconto del film, che porta sullo schermo una rivalita’ epica,
narrando con i mezzi
d'oggi la storia di un passato che non c'è più, dove l'individuo era ancora
al centro della pista, ed il suo carisma ed il suo coraggio erano spesso decisivi per
vincere.
La sceneggiatura di Morgan
racconta in maniera emozionante questa storia di caratteri, approfondendone
anche le zone d’ombra: di Lauda (bellissima l’interpretazione di Daniel
Bruhl), oltre alla lucida e quasi calvinista dedizione al lavoro, vediamo il
carattere solitario, l'allontanamento dalla famiglia, il fare spigoloso e poco
amichevole, evidente anche nel rapporto col compagno/rivale Clay
Regazzoni; mentre del suo rivale è evidenziato il costante
pensiero della morte, presenza che aleggia su tutto il film, e che il
personaggio, interpretato in modo eccellente da Chris Hemsworth, tiene lontana con i suoi eccessi.
La regia di Howard, supportata da un
perfetto uso del montaggio, tiene lo spettatore incollato alla sedia facendo scorrere velocissime
le due ore di proiezione. Intelligente la scelta di alternare le sequenze sui
circuiti con immagini di repertorio (senza abusarne) che, unita alle perfette
interpretazioni degli attori, e' molto coinvolgente fino al finale
che, per quanto conosciuto dagli appassionati, e’ cosi’ ben girato che viene
comunque vissuto con grande emozione. Migliore complimento al film non si
potrebbe fare.
Da non perdere.
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| | ELYSIUM | (di Technino) | | | | 
Siamo nel 2154: la
Terra e’ stata devastata dall’inquinamento e ridotta ad un ghetto colmo di
rifiuti in cui abitano solo i poveri, i criminali e gli scarti della societa’.
I ricchi ed i
potenti si sono tutti trasferiti su una Stazione orbitante chiamata “Elysium”,
oasi in cui l’aria artificiale e’ pulita, c’e tutto il verde scomparso dalla
Terra, e la tecnologia permette di avere capsule curative in cui si puo’
guarire ogni malattia.
Max da Costa (Matt Demon) ha un incidente sul lavoro e viene
bombardato da radiazioni letali che gli lasciano solo 5 giorni di vita: l’unica
sua speranza di sopravvivere e’ di andare su Elysium ed entrare in una di
quelle capsule curative. Ma l’atterraggio sull’oasi riservata ai ricchi e’
vietato a chi appartiene alla sua classe sociale, la segretaria alla Difesa di
Elysium (una “glaciale” Jody Foster) non esita a distruggere tutte le astronavi
non autorizzate che si azzardino a tentare il viaggio cariche di malati in
cerca della guarigione. Per tentare l’impresa Max e’ quindi costretto ad
accettare l’aiuto da una persona che, in cambio, lo costringe ad accettare di
farsi impiantare sul corpo un esoscheletro in acciaio ed un computer che dovra’
servire a trasferire nella sua testa alcuni dati importantissimi…..
Il film e’ diretto
da Neil Blomkamp, gia regista di “District 9”, che pero’ non ha qui la vena
felice dimostrata nell’altro film, anche per colpa di una sceneggiatura
frenetica ma troppo semplicistica e frammentata. La storia viene aiutata, per
quanto possible, dall’impatto visivo del film con i notevoli effetti speciali,
ma alla fine nemmeno questo basta a coinvolgere emotivamente lo spettatore,
anche considerando il grave errore di non seguire la “Regola Aurea” dei film di
questo genere….
Matt Demon e’
sempre carismatico nel personaggio di Max, gli altri attori, inclusa la Foster,
prigioniera di un personaggio con la sensibilita’ di un “robot”, non superano i
limiti di un’interpretazione di maniera.
In conclusione un
film che, a parte gli appassionati di Blomkamp, non vale la pena di vedere in
sala, limitandosi eventualmente alla visione del DVD/Blu Ray che non dovrebbe
tardare ad uscire.
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| | RED 2 | (di Technino) | | | | 
RED 2 ripete il mix
vincente di azione ed ironia del precedente film, con gli stessi attori che,
uniti ad una sceneggiatura brillante, ne assicurano ancora il successo.
Ritroviamo Bruce Willis, che all’inizio del film si comporta da pensionato ma e’
pronto a diventare l’agente speciale di sempre, la sua compagna Mary-Luise
Parker, qui ancora piu’ divertente e spiritosa, il grande
John Malkovich, killer svitato ma letale, Helen MIrren, la killer dagli occhi di
ghiaccio che fa il suo mestiere con la classe di una vera lady inglese, Catherine
Zeta John, affascinante agente del KGB e, ultimo ma non da meno, il grande
Anthony Hopkins, sempre intenso ed autoironico, che “crea” un personaggio
formidabile. Completano la Squadra Brian Cox, qui meno coinvolto che nel primo
film, e la stella della cinematograifa sudcoreana Lee Byung-hun, che con la sua
abilita' nelle arti marziali sbalordira' gli appassionati.
La regia e’ di Dean
Parisot, di provenienza televisiva che, con un buon senso del ritmo, se la cava
egregiamente con il suo primo lungometraggio; la storia e’ piena di azione
surreale e di umorismo, ma e’ proprio questo che si aspettano i fan della serie
(tra cui chi vi scrive): l’avventura si snoda tra New York, Hong Kong, Mosca, Parigi e Londra, e si lascia seguire con piacere, offrendo un
intrattenimento che è impreziosito dalla simpatia e dal carisma delle star
coinvolte.
In conclusione, un film per tutta la
famiglia che vi fara’ passare due ore di puro divertimento.
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| | Monsters University | (di L’Irriverente) | | | | 
Il giovane e verde mostriciattolo da un occhio solo, Michael
Wazowski, approda finalmente alla Monsters University, alla facoltà di
Spavento, per realizzare il suo sogno di diventare uno spaventatore di
professione.
Tra i suoi compagni di corso conosce James Sullivan, figlio di un famigerato
spaventatore che, oltre a sottovalutare gli studi, mette a rischio il sogno di
Mike!
I due entreranno in competizione e si
cacceranno in guai talmente grossi al punto da rasentare l’espulsione!
“Monsters & Co.” fu un successo strepitoso per la Pixar che portò sul
grande schermo un’idea originalissima e a dir poco geniale. Una storia
incentrata su buffi mostri che di mestiere entrano nelle stanze per spaventare
e ricavare energia per il loro mondo attraverso le urla dei bambini.
Naturalmente il tutto condito da divertenti gag.
Dopo dodici anni la Pixar rispolvera i suoi vecchi protagonisti senza provare
la difficile impresa di inventare un sequel che tenesse testa al primo film, ma
catapultandoli indietro nel tempo, al periodo in cui nacque la loro solida
amicizia.
L’operazione riesce perfettamente e tra nuove invenzioni e idee bizzarre, il
risultato è un nuovo gioiellino, senza grandi pretese, ma che non tradisce
l’universo di Mike e Sully a cui siamo tutti affezionati.
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| | Now you see me - I maghi del crimine | (di Technino) | | | | 
I 4 maghi protagonisti
della storia vengono presentati prima dei titoli di testa, ognuno con la sua
particolare abilita’: J. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), prestigiatore e seduttore; la sua ex assistente
Henley Reeves (Isla Fisher) specializzata in escapologia; il mentalista e ipnotista
Merritt McKinney (Woody Harrelson); Jack Wilder (Dave Franco) manolesta e grande scassinatore.
I destini dei quattro
vengono fatti incrociare da un misterioso committente, che fa recapitare ad
ognuno di loro una carta dei tarocchi con delle istruzioni da seguire, che li
porteranno ad incontrarsi a New York in un loft dove li aspetta un sorpresa. Un
anno dopo i quattro, ormai inseparabili, danno spettacolari dimostrazioni di
magia con il nome de “I quattro Cavalieri”. Inizia qui l’avventura che li
portera’ a compiere incredibili furti, che hanno sempre lo scopo di restituire
a persone truffate da banche o assicurazioni il denaro che era stato loro
sottratto…..
La trama del film e’
inconsueta ed originale, essendo basata sull’illusione portata a livelli di
spettacolarita’ straordinari. Il regista Louis Leterrier fa un buon lavoro,
mantenendo desta l’attenzione dello spettatore sfidandolo a capire i trucchi
dei “maghi del crimine”. Anche se la trama e’ talvolta un po’ ingarbugliata e
richiede un po’ di attenzione (come un gioco di prestigio…) il film si segue
con piacere, cercando di capire come vengano eseguiti gli incredibili furti e
cosa spinga i maghi a rubare per restituire il denaro perso a malcapitati
vittime di truffe. Il film e’ ricco di inseguimenti (FBI e polizia non prendono
bene i furti, anche se a fin di bene…) e, ovviamente, di effetti speciali.
Gli interpreti sono
all’altezza, citiamo Mark Ruffalo nella parte di uno spietato agente FBI, la bravissima Melanie Laurent (la straordinaria
violinista nel film “Il Concerto” e l’ebrea vendicativa di “Bastardi senza
gloria” di Tarantino), qui un affascinante agente dell’Interpol francese, Isla Fisher (l’indimenticabile
April di “Certamente, forse”) che presta la sua simpatia al personaggio di
Henley Reeves, Morgan Freeman, un ex illusionista che ora si dedica (lucrandoci parecchio…) a
smascherare i trucchi e svelare i segreti dei maghi famosi.
In definitiva, un film
divertente con un finale a sorpresa che vi stupira’. Consigliato.
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| | The Lone Ranger | (di Technino) | | | | 
Inizia nel 1933
l’avventura de Il cavaliere solitario alla
radio di Detroit, e continuera’ per anni, sia sugli schermi televisivi che al
cinema. Questa versione diretta da Gore Verbinski e’ sicuramente la piu’
costosa (con un budget di 375 Milioni di $), se si pensa che la scena finale,
estremamente spettacolare e divertente, e’ stata girata costruendo ex novo due
treni d’epoca con i relativi binari!
Il film inizia
negli anni ’30, in un museo di un Luna Park di S. Francisco, dove sono esposti
vari “reperti” kitch del vecchio western, in cui spicca un vecchissimo indiano.
Sembra finto, ma e’ il vecchio Tonto (Johnny Deep) ancora vivo, che inizia a
raccontare la storia del Cavaliere Solitario ad un esterrefatto bambino…
Il film e’ stato
un po’ maltrattato dalla critica, forse perche’ considerato eccessivo e sopra
le righe: tutto è imponente, dalle spendide ambientazioni ai costumi, ai treni
ed agli oggetti di scena. Uno straordinario giocattolone che pero’ ha proprio
in questo il suo punto di forza: le avventure di Tonto e del suo compagno
mascherato sono a volte surreali, ma riescono ad emozionare e far divertire lo
spettatore, anche grazie ad un dialogo brillante ed alle capacita’ comiche di
Johnny Deep-Tonto. Gli fa da spalla il Lone Ranger (Armie Hammer), un
personaggio che e’ l’esatto contrario di Tonto, talmente ingenuo da rasentare
la stupidita’, che proprio per questo da’ vita a parecchi scambi di battute
divertenti con il suo astutissimo partner indiano. Il film si giova di altri
interpreti di grande carisma, citiamo fra tutti Tom Wilkinson, Helena Bonham
Carter ed il quasi sconosciuto William Fichtner nei panni di Butch Cavendish,
un cattivo che piu’ cattivo non si puo’….
Spettacolare la scena finale del film, con
due treni che corrono parallelamente a tutta velocita’, con la macchina da
presa che passa con disinvoltura straordinaria da uno all’altro convoglio,
senza mai perdere di vista i personaggi che continuano a lottare per tutta la
sequenza dentro e sopra il treno.
In conclusione un film fatto per
divertire, che non deludera’ chi ama i film d’azione e che non rinuncia a far
vedere quello che hanno dovuto sopportare gli indiani quando si sono scoperte
le miniere d’argento ed e’ cominciata la costruzione della ferrovia coast to coast.
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| | L’Uomo d’Acciaio (Man of Steel) | (di Technino) | | | | 
I “puristi” di
Superman forse e’ meglio che non vadano a vedere questo film: tutta la storia
iniziale del personaggio si discosta infatti notevolmente dal fumetto, che era
stato invece mirabilmente seguito dal primo film della serie, quello
interpretato dall’ indimenticabile Christopher Reeves. Zack Snyder, il regista,
rinuncia addirittura ai mitici titoli di testa per non paragonarsi a quelli,
insuperabili, del tema composto da John Williams...
Ma allora questo
nuovo film sull’Uomo d’Acciaio e’ una bufala? Assolutamente no, il film e’
bellissimo, con un grande cast, scene di grande impatto spettacolare ed un
montaggio incalzante. L’idea originale del regista e dello sceneggiatore David
S. Goyer e’ stata quella di raccontare l’evoluzione del personaggio di Superman
mettendo a fuoco le paure giovanili di una persona nata per essere diversa
dagli altri e le insicurezze derivate dalla scoperta dei superpoteri, che si
manifestano senza che inizialmente il ragazzo possa controllarli.
Il film
sfrutta molto il flash-back per mostrare, nei vari periodi dell’infanzia e
della maturita’ dell’Uomo d’Acciaio, le superimprese a cui e’ costretto per
salvare vite umane, cercando di mantenere l’anonimato per quanto gli e’
possibile. Ma e’ difficile che passi inosservato e quindi lo vediamo cambiare
lavoro in continuazione fino a che non si trova in un gruppo di operai assoldati
dai servizi segreti, che lavorano per scoprire un enorme oggetto misterioso
rimasto intrappolato tra i ghiacci per oltre 18.000 anni…..
Il racconto finisce
qui per non togliere il gusto della scoperta di una trama originale, che ha uno
sviluppo completamente diverso da quello del fumetto iniziale di Superman, ma e’
comunque interessante.
Il film ha il suo punto di forza nella sua
struttura narrativa, che consente di entrare subito in “medias res” e quindi di
assistere alle superimprese che si succedono in modo quasi frenetico, alternandosi
con i brevi momenti in cui i personaggi chiave della storia si incontrano e si
conoscono. I dialoghi sono ridotti al minimo, ma non sono banali. Ben scelto il
cast dei personaggi principali, che vede Henry Cavill nei panni dell’Uomo d’Acciaio,
a cui riesce a dare tutta la sua potenza fisica mescolata con la sensibilita’ umana che rende Superman un eroe
cosi’ diverso dagli altri della DC Comics, Russel Crowe che da’ tutto il suo
carisma al personaggio di Jor- El, Amy Adams nei panni di Lois Lane, bravissima
come sempre, Michael Shannon in quelli del terribile Generale Zod, nemico irriducibile
di Superman, e la quasi sconosciuta Antije Traue, nei panni della gelida Faora,
fedelissima di Zod, una donna soldato che sa essere una spietata assassina.
In conclusione, un film che seguirete con
emozione fino alla fine, ma che dovrete andare a vedere ben sapendo che non ha
alcun punto di contatto con il leggendario primo episodio della serie diretto
da Richard Donner nel 1978. Se amate i film sui Supereroi e non farete
paragoni, apprezzerete il film per la sua spettacolarità ed il taglio originale
del racconto (bellissima, in particolare, la parte iniziale su Krypton).
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| | Star Trek - Into the darkness | (di Technino) | | | | 
Il nuovo episodio
della saga Star Trek diretto da J.J. Abrams non tradisce le attese: e’ il film
di fantascienza piu’ spettacolare che chi vi scrive abbia mai visto. I
personaggi sono interpretati dagli stessi attori, azzeccatissimi, del
precedente film di Abrams, e la tecnologia ha aiutato il regista a rendere
molte scene del film, peraltro realizzate in un 3D allo stato dell’arte,
assolutamente fantastiche, lo spettatore viene letteralmente trascinato nello
spazio a vivere l’avventura con i
protagonisti: astronavi gigantesche, esplosioni e combattimenti spettacolari,
tutto contribuisce a rendere il film un “must” per gli amanti del genere. Ma
sarebbe un peccato che gli amanti del “cinema d’essai”, dei film “con il messaggio”
e, in genere, dei film “impegnati”, lo trascurassero come se fosse un’”americanata”
(come sono soliti dire): se una persona ama il “cinema” per le emozioni ed il “sogno”
che sa dare, amera’ questo film come e’ giusto che sia: un’opera perfetta nel
suo genere, che fa uscire dalla sala letteralmente “stremati” dalle emozioni
che si sono vissute….
Brevemente un
accenno alla trama: Kirk, Spock e compagni sono in missione su un pianeta
ostile, quando il capitano, per salvare la vita di Spock, prende una delle sue
istintive decisioni, violando il protocollo e mettendo a rischio l'intero
equipaggio. Nonostante il successo dell'operazione, al ritorno sulla Terra la
trasgressione viene punita con la retrocessione di grado di Kirk, e lo
spostamento di Spock su un'altra nave. Ma, nel bel mezzo di una riunione di
crisi, la sede della Flotta Stellare viene attaccata apparentemente senza
ragione da un uomo dotato di poteri particolari. L’attentato spinge il
Comandante della Flotta Stellare a restituire a Kirk il comando della sua nave,
affidandogli il compito di uccidere il colpevole dell’attacco…...
Il contrasto tra i
caratteri opposti di Kirk e Spock (a cui danno di nuovo il volto, ottimamente, Chris
Pine e Zachary Quinto) è qui molto marcato, così come più approfondita è la
doppia natura, umana e vulcaniana, del secondo, con l'incapacità malgrado tutto
di tenere a freno la sua componente emotiva. Ma la novità di questo episodio e’
tutta nel “cattivo” splendidamente interpretato da Benedict Cumberbatch: il suo
volto enigmatico e inquietante, e la sua notevole presenza scenica, danno nuova
vita ad uno dei personaggi storici della saga, il terribile Khan, un
personaggio complesso, pericoloso ma perfettamente umano nelle motivazioni, che
qualcuno ha paragonato, non senza ragione, a Roy Batty di Blade Runner.
La manichea divisione tra bene e male, sfuma cosi’ in una complessità che
accomuna tutti i personaggi, un “villain” più umano e più simile agli eroi di
quanto sarebbe stato lecito attendersi, militari dal volto ambiguo e dai piani
nascosti, e protagonisti preda di sentimenti e pulsioni poco edificanti (prima tra tutte, la
vendetta): l'oscurità citata nel titolo risiede nell'anima dei
personaggi....
In conclusione, un
film che nel suo genere e’ un capolavoro e che, visto che quando un film
raggiunge certi livelli di perfezione e’ un capolavoro “universale”, merita le
5 stelle.
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| | Voices (Pitch perfect) | (di Technino) | | | | 
Beca arriva al
college di Barden senza particolare entusiasmo: invece di perdere tempo con i
libri, vorrebbe andare a Los Angeles ad intraprendere la carriera di Disk Jokey
e produttrice musicale. Si isola dal mondo girando tutto il giorno con le
cuffie in testa, sentendo le sue musiche mixate.
Suo malgrado pero’ e’ notata dalle
ragazze più popolari del campus, le Barden Bellas, un gruppo che canta a
cappella composto da sole donne, che finisce ogni anno per sfidare quello
composto solo dai ragazzi, perdendo regolarmente…
Ma il reclutamento delle nuove
Bellas (ogni anno il gruppo si rinnova perche perde qualche componente che
finisce gli studi del college) e’ difficile perche’ hanno una reputazione di
perdenti e quindi, non riuscendo a trovare
ragazze che uniscano a belle voci corpi perfetti, sono costrette a rivedere i
loro standard e ad accontentarsi di reclute come l'incontenibile Fat Amy, bella
voce in
un corpo “sferico” e, appunto, della “geek” Beca, la cui cultura
musicale servirà a svecchiare il repertorio delle Bellas e a rendere quello
della vittoria nel Campionato Nazionale di cori un obiettivo possibile….
Sebbene “canonico”
nello sviluppo, il film è una commedia musicale gradevole perché eccelle negli
elementi fondamentali del genere: una dialogo con la freschezza di quello dei
giovani di oggi e la cura dei numeri musicali. Il regista Jason Moore,
proveniente dai musical di Broadway, porta a termine il suo lavoro in modo
professionale, dando ritmo alle scene ed ai dialoghi di Kay Cannon, esperta di
humor al femminile. Lo assiste un buon cast di giovani attrici, tra cui citiamo
Anna Kendrick, un Beca anticonvenzionale ma adorabile, Brittany Snow,
bellissima e con una bella voce ed Anna Camp, a cui tocca il personaggio piu’
“antipatico”, quello della direttrice del coro che ascolta solo se’ stessa,
chiusa a qualunque cambiamento. Ricordiamo anche la simpatica Rebel Wilson nel ruolo di Fat Amy,
attrice comica australiana a cui viene assegnato il compito di rompere gli
schemi tradizionali con battute al fulmicotone.
Ma l’efficacia del
film e’, ovviamente, soprattutto nelle performance vocali e nelle coreografie,
tutte di assoluto livello, che piaceranno specialmente a chi e’ appassionato di
cori pop “a cappella”, che potra’ sentire come questo stile sia arrivato a
vette di assoluta eccellenza, che non fanno rimpiangere la mancanza di una base
musicale: ci pensano i coristi a dare ritmo ai brani con perfetti contrappunti
vocali.
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| | Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte) | (di Technino) | | | | 
Una ragazza, Laura
(Agathe Bonitzer), crede fermamente nell'arrivo di un principe azzurro che
compare spesso nei suoi sogni; Sandro (Arthur Dupont) e’ un giovane compositore
che attende di incontrare la ragazza giusta (che magari potrebbe essere la
violoncellista del suo gruppo musicale…); suo padre Pierre (Jean-Pierre Bacri) si è ricordato casualmente di una profezia
fattagli 40 anni prima da una veggente, che aveva previsto la sua data di morte
proprio per quell'anno, di lì a pochi giorni; la sua ex compagna Eleonore (Valerie
Crouzet) si è stabilita provvisoriamente da lui insieme alle sue due figlie,
dando inizio a una difficile convivenza. Nel frattempo, Laura si sente
irrimediabilmente trascurata dal padre e dalla matrigna (Beatrice Rosen), una
sessantenne che si è rifatta ogni centimetro di viso per combattere il passare
del tempo, e cerca rifugio dalla scombiccherata zia Marianne (Agnes Jaoui), a
sua volta alle prese con una separazione; Marianne pero’ incrocia casualmente
la strada di Pierre...
Il film, diretto da Agnes Jaoui che ne
condivide la sceneggiatura con il compagno Jean-Pierre Bacri, e’ originale e
divertente, costruito come una favola che si svolge ai giorni nostri
ispirandosi a Cappuccetto Rosso ed a Cenerentola che, qui, in una buffa
inversione dei ruoli, diventa un….”Cenerentolo”! E non manca il Lupo, un
giovane sempre vestito di nero che ispira un po’ di inquietudine. Le storie,
che vedono protagonisti personaggi che sono comunque imparentati o conoscenti, si
intrecciano con grande naturalezza e si fanno seguire con divertimento ed
interesse per vedere cosa succedera’ “alla fine della storia” (Au bout du
conte, titolo originale del film), con la consapevolezza che il finale, come in
ogni favola che si rispetti, comportera’ per tutti i personaggi un nuovo inizio.
Gli sceneggiatori riescono a trattare con leggerezza anche temi di un certo
spessore, come la paura di invecchiare e quella di morire, la ricerca della
spiritualità e la scelta del razionalismo, la necessità dell'amore e del
rischio che comporta: temi affrontati tutti con garbo e, soprattutto, con
uno sguardo ricco di empatia.
Il film si giova poi di ottimi interpreti,
fra cui vogliamo citare la simpaticissima Agnes Jaoui nei panni di Marianne,
Jeanne Pierre Bacri nei panni del razionale ed arido Pierre, Agate Bonitzer
negli spaesati panni di Laura ed il magnetico Beniamin Biolay nei panni del
Lupo, il “cattivo” d’obbligo in ogni favola.
In conclusione un film divertente che tratta,
sorridendo, di argomenti seri. Da vedere
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