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pag. 1  2  3  4 ELENCO COMPLETO
 
Big Hero 6
(di Technino)
 

Big Hero 6 e' il primo lungometraggio animato della Disney ispirato ad un fumetto Marvel.

Ne è protagonista il giovanissimo Hiro Hamada, genio ribelle della robotica, che usa le sue capacità per guadagnare soldi nei duelli clandestini fra robot grazie ad una sua piccola creazione meccanica, in apparenza innocua, ma che e' in grado si distruggere anche avversari di grandi dimensioni.  

Un talento che Hiro condivide con il fratello maggiore Tadashi, altrettanto brillante ma posato e determinato, che studia presso l'Istituto di Tecnologia per mettere a punto un nuovo tipo di robot: Baymax, un assistente medico tutto bianco e morbidoso, in grado di curare le malattie e di alleviare il dolore fisico. Insieme a Tadashi, nell'Istituto lavora un gruppo di altri 5 nerds geniali: Go Go Tamago, Wasabi No-Ringer, Honey Lemon ed il folle Fred.  

Il gruppo accoglie e sostiene Hiro quando viene selezionato per studiare nell'Istituto, e nella sua successiva caccia ad un misterioso cattivo mascherato, una missione in cui verra' aiutato da Baymax, il robot infermiere di Tadashi, che Hiro dota di armatura e riprogramma per renderlo in grado di lottare. 

Il film, diretto da Don Hall e Chris Williams, e' ambientato a San Fransokyo, una citta' che e' un mix di cultura americana e giapponese, piena di dettagli nipponici mischiati con oggetti di base americana, come il Golden Gate, che e' sormontato da decorazioni che richiamano le tipiche porte Shinto, o i tanti ideogrammi che appaiono sui ricchissimi fondali. Una città viva e pulsante, dai movimenti della folla, all'incredibile e realistica ricostruzione di edifici, ponti, veicoli ed ogni aspetto di un background che, in particolare nelle sequenze di volo, è difficilmente distinguibile da una ripresa dal vivo. 

I personaggi sono perfettamente definiti, Hiro e' un eroe che reagisce al dramma, divertenti i suoi amici nerd ed assolutamente fantastico Baymax: ogni sua azione e' divertente, la sua goffagine e' irresistibile e, quando viene potenziato da Hiro assumendo le sembianze di un super robot da combattimento, non perde la sua umanita'. Concepito per essere abbracciato, Baymax con la sua bonta', caparbietà e spirito di sacrificio conquista e commuove.  

Big Hero 6 entra di diritto nel novero dei migliori classici contemporanei Disney: e' uno di quei film che si desidera rivedere e fara' sognare a piu' di una spettatore (bambino o adulto) d'incontrare un giorno il proprio Baymax.  

 
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Magic in the Moonlight
(di Technino)
 

Stanley Crawford (Colin Firth) e' un ricco britannico che pratica l'illusionismo per professione, con lo pseudonimo cinese di Wei Ling Soo. Conosciuto in tutta Europa per il suo straordinario talento, e' un uomo che crede solo nella realta', rifiutando qualsiasi fantasia e manifestazione soprannaturale, anche di tipo religioso. Tutto ciò che si rivela miracoloso, secondo la sua mente analitica, nasconde un trucco facilmente spiegabile.

 

E' per questa sua capacita', che viene spesso chiamato per smascherare truffatori che si fanno passare per medium e sensitivi. Un amico lo invita infatti presso una facoltosa famiglia in Costa Azzurra per esaminare una giovane sensitiva, Sophie Baker (Emma Stone), di cui si e' follemente innamorato il primogenito ed erede universale della famiglia. 

Ma, frequentando Sophie, Stanley rimane fortemente sorpreso perche' sembra che i suoi poteri paranormali siano veri, andando contro tutti i suoi principi di vita...... 

Woody Allen, dopo il divertentissimo "La maledizione dello Scorpione di Giada" ritorna ad una commedia sentimentale che si ispira alla magia. Il film si giova di un dialogo sempre brillante, di un'ambientazione stile anni 20 in cui gli scenografi dei suoi film sono maestri, e della bravura degli attori, anche quelli di contorno. Colin Firth e' un perfetto Stanley, un inglese colto che sacrifica la fantasia e le emozioni sull'altare della razionalita', negandosi a qualunque sentimento, Emma Stone e' una Sophie deliziosa, con grandi occhi azzurri ed un sorriso che riescono a disarmare persino l'algido Stanley.  

Allen ragiona sull'essenza della vita, il suo significato e la necessita' di credere ad  un'illusione pur di vivere la realtà: quale significato hanno le nostre esistenze? Abbracciare il sogno è un segno di debolezza o una necessita' utilizzata dall'uomo per alleggerire il suo cammino? Questi sono gli interrogativi che Allen affida ai due protagonisti, mettendoli al centro di una discussione accesa sui movimenti sconvolgenti del cuore e i percorsi rassicuranti della mente, da cui deriva che solo di una cosa possiamo essere sicuri: la vita potrebbe anche non avere uno scopo, ma non sarà mai priva di magia. Sta a noi scoprire dove si nasconde e accettare di rimanerne vittima.  

In conclusione, un film molto gradevole e rilassante che, anche se non arriva ad essere uno dei capolavori di Woody, si lascia vedere con piacere.

 
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Interstellar
(di Technino)
 

Una premessa: se non siete amanti della fantascienza "estrema", quella che cerca di immaginare le implicazioni di un viaggio interstellare applicando le teorie della Relativita', dei Wormholes e dei Buchi Neri, evitate di andare a vedere "Interstellar", ne sareste delusi uscendo dalla sala convinti di avere visto un film senza senso. 

Se invece, come chi vi scrive, siete affascinati da tali teorie e volete liberare la vostra immaginazione oltre i limiti finora esplorati nei film di fantascienza, Interstellar non vi deludera': e' bellissimo, e probabilmente diventera' ai giorni nostri quello che e' stato a suo tempo il cult "2001 - Odissea nello spazio" di Kubrick.

 

Il film di Kubrick finiva in maniera volutamente molto criptica, in Interstellar invece il regista Christopher Nolan cerca di mantenere il soggetto "concreto" dando spiegazioni che possano essere coerenti con le teorie sopra citate: certo, occorre una buona dose di immaginazione per calarsi dentro quello che si vede nel film, ma per chi e' abituato a fantasticare sulla possibilita' e le implicazioni dei viaggi interstellari, il soggetto e' meraviglioso e Nolan lo svolge alla grande!  

Nolan ha girato questo suo ultimo lavoro in pellicola a 35mm e IMAX 70mm (purtroppo a Roma non sono ancora presenti sale che proiettino in IMAX, un sistema spettacolare con uno schermo alto 16 metri e largo 22 metri ...) realizzando un film visivamente impeccabile, che riesce perfettamente a rendere il senso di meraviglia se non addirittura di terrore di fronte all'ignoto ed allo spazio interstellare.

La sensazione di accompagnare nello spazio profondo Cooper (magistralmente interpretato da Matthew McConaughey) e la sua squadra (tra cui segnaliamo un'intensa Anne Hathaway) è davvero incredibile, così come l'esplorazione di pianeti alieni affascinanti ma letali; impressionante il lavoro fatto in termini di fotografia, art direction ed effetti speciali per farci vivere lo stesso senso di smarrimento che provano i protagonisti. Completano l'atmosfera le musiche di Hans Zimmer, intense e di grande impatto.

Conclusione: Interstellar  chiede costantemente agli spettatori di sospendere l'incredulità, di non cercare soluzioni razionali nel suo intreccio, ma di lasciarsi travolgere dall'esperienza visiva e soprattutto emotiva. Chi riuscira' a farlo lo trovera' indimenticabile.

 
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I pinguini di Madagascar
(di Technino)
 

In principio era Madagascar, film e poi saga di successo targata Dreamworks Animation. Ma tra Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l'ippopotamo, che rappresentavano i veri protagonisti dello zoo di New York e delle storie raccontate dai film, poco per volta si sono fatti strada alcuni personaggi secondari capaci di catalizzare sempre più l'attenzione pubblico....i "pestiferi" pinguini! 

Li troviamo qui protagonisti di un film tutto loro, I Pinguini di Madagascar, che vede la loro unità militare alle prese con missioni più o meno improbabili; i quattro pennuti "carini e coccolosi" fanno dunque un ulteriore passo in avanti ed approdano sul grande schermo con il primo lungometraggio a loro dedicato. Ritroviamo quindi il capo Skipper, il tecnico-tattico Kowalski, l'armiere Rico ed il giovane ed ingenuo Soldato pronti a vivere la loro prima avventura in grande scala, in 3D e pronti a competere con gli altri blockbuster animati.

Come tutti i pinguini, anche quelli che abbiamo conosciuto allo zoo di Central Park a New York vengono dal Polo ed il film che ne racconta le gesta ci regala un divertente prologo ambientato proprio in quelle lande ghiacciate, mostrandoci un breve ma divertentissimo spaccato dei personaggi in tenera età, focalizzando l'attenzione sull'occasione in cui Skipper, Kowalski e Rico si imbattono nell'uovo che darà vita a Soldato e lo accolgono nel gruppo prima di lasciare il polo verso il mondo e l'avventura.

 

Li ritroviamo anni dopo, quando l'avventura si presenta alla loro porta sotto forma del Dr. Octavius Brine, un polpo invidioso del loro successo di pubblico quando condivideva il loro spazio allo zoo di New York ed ora desideroso di vendetta nei confronti della razza pinguina. Nella battaglia contro il Dr Octavius Brine trovano l'assistenza, ma anche la competizione, del gruppo che risponde al nome di Vento del Nord, composto dall'Agente Segreto (il lupo grigio che li coordina), Miccia (una foca esperta di esplosivi), Eva (un gufo delle nevi affascinante ed esperta di intelligence), e Caporale (un orso polare norvegese).
I due gruppi dovranno mettere da parte le gelosie e fa convivere i loro diversi approcci ed usare i rispettivi punti di forza per avere la meglio sul nemico comune in una lotta che li porterà in giro per il mondo, da Venezia a Shangai.  

Abbiamo già conosciuto le "abilità" militari dei Pinguini di Madagascar e nel film che li vede protagonisti continuiamo a divertirci nel vedere le loro gesta capaci di divertire con la loro confusionaria follia. Il film, diretto da Simon J. Smith ed Eric Darnell, punta molto sulle capacità comiche dei suoi quattro pinguini e costruisce una messa in scena frenetica e vivace attorno alle situazioni di cui sono protagonisti, ma allo stesso tempo cerca di espandere il soggetto  con i personaggi del Vento del Nord, un gruppo di caratteri divertenti che potrebbero garantire sviluppi futuri nei probabili sequel di questo film. 

Dagli scambi di battute tra Skipper ed i compagni, alle situazioni da film di azione e di spionaggio, le sequenze de I Pinguini di Madagascar si susseguono in modo frenetico. Il film punta tutto sul ritmo ed il divertimento, alternando le battute al fulmicotone fra i pinguini con la comicita' visiva di azioni messe in scena con gran cura del dettaglio, sfruttando tutte le potenzialita' della computer grafica.  

In conclusione, il film offre un divertimento frenetico e spensierato ai suoi spettatori, mettendo i suoi protagonisti, Pinguini e non, al centro di situazioni che si susseguono senza sosta. Non brillerà forse nella costruzione di una trama originale, né per l'approfondimento dei personaggi, ma garantisce novanta minuti di divertimento al pubblico più giovane.  

 
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I Guardiani della Galassia
(di Technino)
 

Siamo nel 1988 e Peter è un bambino che deve affrontare l'ostacolo più difficile per un essere umano della sua età: trovarsi al cospetto della madre malata, e morente, in un ospedale. Unico conforto la cassetta con un mix delle canzoni preferite di lei, un Awesome Mix Vol.1 che gli tiene compagnia mentre è nella sala d'attesa. La cassetta resta la sua unica ancora di salvezza anche quando, dopo la morte della madre, viene rapito e portato via dalla Terra dai Ravagers, un gruppo di pirati spaziali con i quali sarà costretto a crescere.

Ventisei anni dopo, ritroviamo Peter Quill sul pianeta Morag, dove ruba una sfera misteriosa, oggetto che doveva vendere ad un mercante di oggetti rari, ma desiderato anche dal terribile Ronan, pronto da usarlo per distruggere tutti i uoi nemici...

Inizia cosi una serie di avventure che porteranno Peter ad allearsi con quattro bizzarri individui: Rocket Racoon (un procione mago della meccanica), Drax (un colosso con la pelle segnata da una miriade di ghirigori rossi), Gamora (una combattente dalla pelle verde) e Groot (un albero vivente), mentre il suo avversario Ronan continua a restare sulle sue tracce per entrare in possesso del potente artefatto. Uno scontro che mette a repentaglio la sicurezza di tutta la Galassia, che ha la sfortuna di trovarsi nelle mani di un manipolo di disadattati che hanno ben poco degli eroi.  

Punto di partenza del racconto del regista James Gunn e di Nicole Perlman e' Peter Quill, anche noto come Star-Lord, il capo dei Guardiani della Galassia. Peter non e' il tipico eroe, e' piu' una sorta di Han Solo della situazione. Lo interpreta con atteggiamento sfrontato Chris Pratt, per la prima volta in un ruolo di primissimo piano. Zoe Saldana e' l'affascinante assassina Gamora, un'orfana aliena in cerca di redenzione. E' invece la vendetta l'obiettivo primario di Drax il Distruttore: un guerriero, interpretato da Dave Bautista, che l'ha giurata a Ronan per aver ucciso la sua famiglia. E' Vin Diesel a pronunciare le poche battute dell'albero umanoide Groot, ma l'attore ha fornito anche la base per il motion capture del personaggio, dandogli più delle poche parole che pronuncia. La particolarità di Groot è di essere l'unico dei Guardiani ad essere innocente e positivo fin da quando lo conosciamo. Non si può dire lo stesso di Rocket Racoon, il procione geneticamente modificato, mercenario e cacciatore di taglie, il personaggio certamente piu' anticonvenzionale, a cui dà voce ed anima Bradley Cooper.  

Senza Tony Stark e Iron Man, Thor, Capitan America e Hulk, e con protagonisti dei personaggi universalmente meno noti della sua scuderia, sembrava difficile che la Marvel potesse confermare il successo riscosso sul grande schermo negli ultimi anni. Merito di James Gunn aver trovato la giusta chiave di lettura per portare sullo schermo I Guardiani della Galassia: con una gran dose dose di ironia, un approccio spensierato, senso dello spettacolo e dell'intrattenimento più puro, il regista rende credibili anche i momenti più folli e non ci si meraviglia mai, presi da un'avventura mozzafiato, nel vedere un procione inferocito che lotta armato fino ai denti con alle spalle di un albero umanoide che lo difende.  

In conclusione, I Guardiani della Galassia e' un film molto divertente e dissacrante che ci fa vedere una Marvel diversa, confermandone l'abilità raggiunta nel mettere in scena nei film ognuno dei suoi personaggi. I 5 Guardiani della Galassia li rivedremo nel 2017 per un seguito gia' programmato (il film ha incassato, finora, 650 Milioni di Dollari...). Nel frattempo aspettiamo con curiosita' il prossimo film Marvel con i suoi personaggi "tradizionali": Avengers: Age of Ultron.

 
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Un milione di modi per morire nel West
(di Technino)
 

Siamo nell'Arizona del 1882. Era difficile vivere in mezzo ai mille pericoli del West dell'epoca, se non ti uccidevano i pistoleri, le risse nei saloon fra persone ubriache che portavano tutti una pistola, ti potevano uccidere i serpenti a sonagli quando uscivi di casa per andare alla latrina...  

Albert, un allevatore di pecore che odia le armi, odia il West e l'epoca in cui e' costretto a vivere, ma si trova coinvolto suo malgrado in una sfida con un suo vicino di fattoria per una banale ragione: le sue pecore avevano sconfinato mangiando l'erba del vicino; all'epoca nel West si poteva morire anche per questo....Ma Albert rifiuta di tirare fuori la pistola dalla fondina ed accetta di pagare al vicino l'erba brucata dalle sua capre. Oggi sarebbe normale, ma allora non accettare una sfida era segno di codardia e la sua fidanzata Lousie lo lascia immediatamente. Un giorno però arriva Anna, una donna misteriosa che Albert salva nel corso di una rissa nel saloon.....

Inizia cosi' la storia del film, una commedia sentimentale dissacrante, con molte situazioni imprevedibili ed esilaranti.  

Il regista e sceneggiatore Seth Mc Farlane, che interpreta anche la parte del protagonista, riesce a confezionare un prodotto che addirittura supera per comicita' altri film del genere, come il famoso  "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" (Blazing Saddles) di Mel Brooks. L'ambientazione e' molto curata, il film si apre con una spettacolare panoramica della Monument Valley, con titoli che riproducono la "grafica" dei film di John Ford accompagnati da una colonna sonora suggestiva, che ci riporta ai western leggendari di un tempo. Quando la panoramica finisce, la voce in sottofondo del protagonista ci riporta alla realta': nel 1882 il West.....faceva SCHIFO!!  

Nelle quasi due ore del film non manca nulla del western classico: dalla fiera di paese in cui ci scappa sempre il morto, al vecchio minatore, al bandito cattivissimo, agli indiani, alla rissa da saloon: il divertimento nasce da continue trovate inaspettate ed esilaranti e Mac Farlane non si ferma nemmeno di fronte alla decenza, con alcune situazioni (la prostituta del saloon ed il suo "fidanzato") in cui le situazione ed il linguaggio sessuale esplicito e volgare possono spiazzare lo spettatore (meglio evitare di portare i bambini a vedere il film...).

Il cast e' ricco di talento: Charlize Theron e' Anna, la moglie del bandito, abilissima con le pistole ma con un cuore d'oro; Liam Neeson e' il bandito spietato, marito di Anna; Amanda Seyfried e' Lousie, la ex-ragazza di Albert, un'arrivista che ama solo i soldi. Completano il cast con parti "cameo" due altri attori famosi di cui non svelero' il nome per non rovinare la sorpresa di chi vuole vedere il film. 

In conclusione: un film western inconsueto, che vi fara' ridere di gusto. Ma ricordate quello che ho detto per i bambini....

 
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Amore, cucina e curry
(di Technino)
 

Il regista svedese Lasse Hallstroem, dopo il successo di Chocolat, si cimenta con un altro film dedicato ai piacere della gola. Ispirato al romanzo di Richard C. Morais "Madame Mallory e il piccolo chef indiano", questo Amore, cucina e curry narra la storia degli incontri di due culture diverse, quella indiana e quella francese di provincia.  

La storia si apre con un incipit drammatico in cui, per questioni politiche, il ristorante della famiglia indiana Kadam viene dato alle fiamme e la moglie del titolare, grande cuoca, muore nell'incendio. La famiglia si trasferisce così per qualche tempo in Inghilterra, per poi caricare armi e bagagli su un furgoncino scassato e dirigersi alla volta della Francia.

Ma il fatalismo indiano vuole che "i freni si rompano quando è necessario" e quelli del precario mezzo di trasporto fanno cilecca subito prima di Saint-Antonin-Noble-Val, ridente villaggio del Sud della Francia: la splendida qualita' delle materie prime alimentari e la dolce Marguerite (Charlotte Le Bon), passante che soccorre i malcapitati, convince il capofamiglia (Om Puri) a mettere le radici proprio lì rilevando un cascinale semidiroccato. 

L'idea è quella di aprire un ristorante indiano, novità assoluta nella regione. Peccato che il cascinale si trovi proprio di fronte al celebre ristorante stellato Michelin Le Saule Pleureur, gestito dalla rigida Madame Mallory (Helen Mirren) che ingaggia una battaglia senza esclusione di colpi per togliersi dai piedi l'esotica concorrenza. Ma non aveva previsto di trovarsi di fronte un giovane cuoco indiano di straordinario talento, figlio della cuoca morta durante l'incendio in India, che gli aveva insegnato tutta la sua arte..... 

Il film non manca di toccare temi importanti come l'integrazione, l'apertura nei confronti delle altre culture, la tolleranza e il razzismo. Il confronto tra la cucina indiana speziata, ricca di sapori forti e odori penetranti, e la raffinata novelle cuisine francese, è anche il confronto metaforico tra due culture, tra due mondi assai diversi che si incontrano e si scontrano nel cuore della vecchia Europa rurale.

Il tutto è ben esemplificato dal titolo originale del film, "The Hundred-Foot Journey," in cui i cento passi sono la distanza che separa i due ristoranti, ma anche due universi opposti. 

Il cast del film e' azzeccatissimo: Helen Mirren interpreta la parte della proprietaria del ristorante francese con la solita ineguagliabile classe ed umorismo anglosassone, Om Puri e' il padre che regge tutta la famiglia e porta avanti il suo sogno di aprire il ristorante indiano anche quando tutto sembra andare male (lo ricordiamo nel bellissimo film East is East), Manish Dayal e' il cuoco indiano che riuscira' ad integrare i sapori indiani nella cucina francese, Charlotte Le Bon la dolce Marguerite, che l'aiutera' a conoscere i segreti della cucina francese. 

In conclusione, un film delizioso che vi fara' uscire dalla sala che quella bella sensazione di leggerezza che deriva dall'aver passato due ore di puro relax. 

 
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LUCY
(di Technino)
 

Lucy (Scarlett Joahnson) è una studentessa che vive a Taiwan. Si trova costretta a consegnare una valigetta dal contenuto misterioso a un criminale coreano, Mr. Jang. Costui, una volta verificato ciò che gli è stato portato, sequestra la ragazza. Le fa inserire nel corpo uno dei pacchetti ricevuti che contiene una sostanza di cui dovrebbe essere la passiva trasportatrice.  Ma non sara' cosi' perche' (inspiegabilmente...) la ragazza anziche' partire con il suo "carico", viene imprigionata dagli stessi che le avevano inserito nel corpo il pacchetto della sostanza misteriosa; sempre inspiegabilmente, i sui carcerieri la picchiano e la prendono a calci fino a che il pacchetto si rompe ed il prodotto chimico che conteneva viene assorbito dal corpo della ragazza.

La sostanza contenuta nel pacchetto si rivela essere CHP4 prodotto sinteticamente, il composto che, in piccolissime quantita', viene prodotto dalle donne in stato interessante per far crescere il feto in tutte le sue parti: preso in dosi massicce ha come effetto l'aumento delle capacita' del cervello di Lucy che, da studentessa timida e terrorizzata, diventa una spietata cacciatrice degli uomini che l'avevano imprigionata, alla disperata ricerca dei pacchetti della sostanza portati dagli altri corrieri perche', per sopravvivere e sviluppare ulteriormente le sue capacita cerebrali, ha bisogno di continuare ad assumere la sostanza fino ad arrivare a sfruttare il 100% della capacita' del suo cervello.....  

Come in tutti i film di Luc Besson, non mancano sparatorie, combattimenti e spettacolari inseguimenti automobilistici per le strade di Parigi. Scarlett Johansson abbandona i panni dell'eroina Marvel  Black Widow per interpretare una supereroina della mente. L'attrice  riesce a trovare una chiave interpretativa che la rende credibile anche nei momenti più improbabili del film, come nella lunga sequenza finale in cui Lucy, ormai quasi al 100% delle proprie capacità cerebrali, è protagonista di un viaggio a ritroso attraverso le ere geologiche.

Besson sfrutta la presenza di Morgan Freeman affidandogli il ruolo di uno scienziato che indaga sulle possibilita' della mente umana, e cuce addosso all'attore orientale Choi Min-Sik un ruolo da supercattivo.

Il ritmo vivace, il carisma degli interpreti e alcune sequenze mozzafiato possono risultare un motivo più che sufficiente per vedere un film che, d'altro canto, mette a dura prova le regole della coerenza e della veridicità scientifica. 

In conclusione, un "action-movie" particolare, che dividerà il pubblico nonostante l'ottima perfomance di Scarlett Johansson e la presenza di un cattivo credibile interpretato dalla star coreana Choi Min-Sik. Ma il film, specie nel finale, e' un'opera che perde ogni minima credibilita' e quindi coinvolge poco lo spettatore.  

 
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Dragon Trainer 2
(di L’Irriverente)
 

Nel villaggio vichingo regna ormai la serenità tra uomini e draghi. Dopo l’epilogo del primo Dragon Trainer, l’armonia tra le due specie è ormai una realtà, ma un bel giorno si viene a sapere che questo sodalizio non va a genio ad un potente drago che, per questo motivo, sta radunando un esercito per sferrare un contrattacco. Draghi e uomini sono così di nuovo in guerra tra di loro, ma c’è chi continua a credere nella bontà degli alati sputafuoco e nella loro alleanza.

Dopo il grandissimo successo del primo capitolo e una miniserie, i personaggi di Dragon Trainer tornano al completo per fronteggiare una nuova guerra tra draghi ed esseri umani. E le aspettative non deludono. Niente di molto innovativo sul fronte della sceneggiatura, ma la potenza visiva di alcune scene è memorabile.
Si esulta in quelle avvincenti e trionfanti e si ride in quelle più divertenti, spesso utilizzate per far calare la tensione della battaglia.
Purtroppo la non convenzionalità del primo capitolo viene meno, ma di sicuro rimane un prodotto valido sotto ogni punto di vista, dalla regia alla fotografia supervisionata sempre, anche se non più diretta, dal grande Roger Deakins (uno dei migliori che ha collaborato sempre con i fratelli Coen).
 
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Mai cosi’ vicini
(di Technino)
 

Oren Little (Michael Douglas) è un agente immobiliare bravissimo ma, se si tratta di avere delle relazioni con il prossimo, diventa improvvisamente malvagio, superficiale ed acido: in una parola, odioso.

Quando il figlio Luke, ex tossicodipendente, gli chiede di badare alla figlia Sarah, nell'attesa che esca dalla prigione, Oren si dimostra subito insensibile e non disposto ad aiutarlo.  L'arrivo della piccola viene invece salutato con affetto dalla vicina di casa di Oren, Leah (Diane Keaton), una cantante ancora distrutta dalla morte del marito. La donna è dolce e protettiva  nei confronti della bambina e se ne prende cura senza pensarci due volte, entrando anche in conflitto con il nonno Oren. Questo l'incipit del film, che si rivela delizioso, con un dialogo spassoso ed attori di straordinario carisma. 

D'altronde non poteva essere che cosi', visto che il regista e' quel Rob Reiner che, insieme a Nora Ephron, e' il miglior regista di commedie romantiche americane (ricordiamo, uno per tutti, Harry ti presento Sally), e qui si giova dello script di una sceneggiatore bravissimo, Mark Andrus, autore di quel gioiello di film che e' Qualcosa e' cambiato, con cui Mike Nicholson ed Helen Hunt vinsero l'Oscar come migliori attori protagonisti. 

Nel raccontare la storia del film Reiner si avvale di due protagonisti formidabili: Michael Douglas e' perfettamente a suo agio nella parte dell'odioso Oren Little, con una recitazione mai sopra le righe e piena di ironia, e riesce anche ad evidenziare con sensibilita' e misura il lato "buono" (nascosto) del personaggio; Diane Keaton, qui in una delle sua migliori interpretazioni, da' a Leha tutta la sensibilta' e dolcezza che doveva avere, senza ricorrere a quelle "mossette" che qualche volta rendono ridondante la sua recitazione: gli occhi di Leah ed il suo sorriso bastano ed avanzano per farci amare il personaggio. Nel film abbiamo anche modo di apprezzarne le qualita' canore, con una voce ed interpretazione molto coinvolgenti.

Tra gli altri protagonisti citiamo l'immarcescibile Frances Sternhagen (che ricordiamo nei panni della dottoressa che aiuta Sean Connery in Atmosfera Zero), la caustica segretaria di Oren, con cui da' vita a battibecchi molto divertenti. 

In conclusione, Mai così vicini è un film di gran classe, con una regia e sceneggiatura di ottimo livello, che vengono ulteriormente valorizzate da due attori straordinari nelle rispettive parti. Un prodotto di qualità che non deluderà gli estimatori del cinema di Rob Reiner.  

 
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Maleficient
(di Technino)
 

Il film e’ una rivisitazione originale de "La bella addormentata nel bosco", un classico Disney. Qui si passa dal cartone animato ad un film con personaggi in carne ed ossa, ma l’originalita’ del film risiede nell’idea di incentrare il racconto tutto sulla “strega cattiva”, Malefica, magistralmente interpretata da Angelina Jolie.

Il film inizia raccontando la storia di Malefica da giovane, nata fata e non strega, protettrice di un mondo magico in cui viveva in simbiosi con la natura. Ma il regno confinante, retto da un Re violento e assetato di conquiste, attacchera' il regno pacifico di Malefica che dovra’ subire un orribile tradimento proprio dall’unica persona che amava….La sinossi del film si ferma qui per non rovinare la sorpresa che una sceneggiatura controcorrente e, forse, umanamente piu’ credibile di quella della favola originale, causera’ negli spettatori. 

Malefica si fa dominare dall’odio per chi l’ha tradita e diventa cosi’ una strega. Scaglia la maledizione sull’incolpevole figlia del nuovo Re (che e’ proprio la persona che l’aveva tradita) e poi attende che la bambina cresca fino a raggiungere i fatali 16 anni….ma succede una cosa che non aveva previsto: Malefica si affeziona alla bambina, perche’ la vede innocente ed in simbiosi con la natura come era lei prima del tradimento…. 

La regia di Robert Stromberg e’ impeccabile, segue da vicino il mutare dei sentimenti di Malefica, che inizialmente cerca di evitare di affezionarsi ad Aurora, e dosa con intelligenza le scene d’azione che si alternano ai momenti introspettivi. Angelina Jolie e’ formidabile, una strega sensibile e spietata al tempo stesso; e’ aiutata da Elle Fanning, che interpreta Aurora adolescente con un sorriso ed un candore straordinari.  

Simpatiche le tre Fatine pasticcione Serena, Fauna e Flora (interpretata da una simpaticissima Imelda Staunton), che crescono la neonata in una casetta nel bosco cercando di nutrirla con carote ed ortaggi (per fortuna Malefica pensava a far arrivare il latte necessario…)

In conclusione, un film bellissimo ed originale, di grande impatto visivo, che gli appassionati di Disney e del Fantasy non dovrebbero perdere.

 
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Edge of tomorrow
(di Technino)
 

La Terra è invasa da una razza aliena spietata, apparentemente invincibile: contro i Mimics, creature gigantesche che hanno costruito le loro basi nel sottosuolo terrestre, nessun esercito sembra poter opporre un'efficace resistenza.

Il maggiore americano William Cage (Tom Cruise), ufficiale da scrivania, senza esperienza di combattimento, viene spedito in prima linea: prova a opporre resistenza contro la decisione di farlo partecipare a un'importante campagna di riconquista sulle coste francesi, ma viene ricattato con un'accusa di diserzione costruita a bella posta dal Generale in capo (Brendan Gleeson). 

Cage viene cosi’ catapultato in una missione che, fin dalle prime battute, si rivela senza speranza: i Mimics infatti sapevano dell’attacco ed avevano preparato la controffensiva per neutralizzarlo. Circondato dai cadaveri dei compagni, il destino di Cage sembra segnato: dopo aver fortuitamente eliminato un alieno, infatti, viene fatalmente abbattuto. Ma, inspiegabilmente, Cage non muore: si risveglia invece al centro di reclutamento, la stessa mattina, pronto a partire di nuovo per la stessa missione. 

Ogni tentativo di spiegarsi l'accaduto, per il militare, è vano, ancor più quello di convincere gli altri della sua incredibile storia: Cage continua a morire e a risvegliarsi nello stesso punto, più e più volte. A ogni ciclo, però, acquisisce esperienza; inoltre, sul campo di battaglia incontra a un certo punto l'unica persona che sembra capire ciò che gli sta accadendo. Si tratta del sergente Rita Vrataski (Emily Blunt), eroina della Resistenza, protagonista poco tempo prima di un importante successo contro gli invasori. Con l'aiuto di Rita, Cage scoprirà presto che il potere che ha acquisito potrebbe essere la chiave per vincere la guerra.

Tom Cruise e’ sempre al massimo quando la tipologia dei ruoli richiede un grande impegno fisico, e recita benissimo la sua parte, stemperando con la sua caratteristica ironia i momenti piu’ drammatici. Scegliendo il ruolo di questo film, Cruise e’ anche coraggioso perche’ il maggiore Cage non è il militare tutto d'un pezzo che ci si poteva aspettare da un plot del genere. Il suo personaggio, inizialmente, è un codardo catapultato nel ruolo di salvatore del mondo suo malgrado.  

L'origine di Edge of Tomorrow è una light novel (una particolare forma di romanzo illustrato, edita in Giappone e dedicata ad un pubblico giovanile) dell'autore Hiroshi Sakurazaka. Guardando il film, vengono in mente i consueti riferimenti alla fantascienza militare (Starship Troopers - specie per l'ambientazione e la forma degli invasori), oltre al tema del “riavvio” temporale già visto anche in esempi di cinema apparentemente lontani dalla fantascienza, come la commedia Ricomincio da capo di Harold Ramis (in cui Bill Murray, in tutt'altro contesto, viveva un'esperienza simile a quella qui vissuta da Cruise).

L’originalita’ del film sta nella sua similitudine con un videogioco: la possibilità acquisita dal protagonista di "resettare" la storia e di ricominciare da un suo punto specifico, addirittura lasciandosi uccidere quando le ferite riportate ne mettono a rischio la missione, presenta infatti una logica del tutto analoga a quella che i videogiocatori conoscono bene: una volta salvata una situazione di gioco, in un punto determinato, la partita può riprendere infinite volte dallo stesso punto. Il "giocatore", nel film come davanti alla console, è però ogni volta più esperto, consapevole degli ostacoli che si troverà di fronte, e quindi in grado di elaborare strategie per superarli; almeno finché non superi il punto in cui precedentemente moriva, trovandosi di fronte a un ostacolo nuovo. "Che facciamo ora?", chiede la Blunt a Cruise in un punto del film. "Non so", risponde il protagonista. "Fin qui non c'eravamo mai arrivati".  

Il regista Doug Liman dirige il film con grande mestiere (suo, tra altri film, il primo The Bourne Identity), ed e’ bravo a gestire con attenzione cosa viene e non viene mostrato sullo schermo, evitando reiterazioni inutili ed addirittura “saltandone” alcune, meccanismo che innesca momenti di  suspense in una storia che, nel suo svolgimento, subisce in realtà molti più "riavvii" di quanti ne vengano mostrati. Azzeccata anche la scelta di mantenere la durata del film sotto le due ore, che ne accentua la velocita’ e la suspence, evitando la dilatazione temporale, spesso forzata, che caratterizza molti blockbuster odierni.

Oltre a Tom Cruise, e’ da notare l’ottima recitazione di Emily Blunt, partner credibile che rivaleggia con Cruise in potenza fisica (l’attrice si e’ allenata per mesi per poter sostenere con naturalezza un esoscheletro che pesava 40 chili…) e riesce, con il solo sguardo, a dare al suo personaggio di poche parole tutta la drammaticita’ richiesta.

In conclusione, il film e’ un ottimo prodotto di intrattenimento, realizzato con i mezzi (notevoli) di un blockbuster, e col mestiere di chi ben conosce come si realizzano i film di fantascienza e d’azione. Appassionati, e fan vecchi e nuovi del protagonista, non ne saranno delusi.

 
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Rio 2 - Missione Amazzonia
(di L’Irriverente)
 

Il pappagallo Blu e la sua amata consorte hanno ormai messo su famiglia nella loro amata città. Un bel dì apprendono dalla televisione che altri esemplari della loro stessa specie sono stati individuati in Amazzonia.
La famigliola al completo parte, così, per un lungo viaggio alla scoperta delle proprie origini, ma la vita di città a cui sono abituati si rivela essere un grosso problema per fronteggiare le situazioni che la natura gli riserva.

Fedele al suo predecessore, RIO 2 riporta in pista i pappagalli più simpatici dell’animazione digitale e li affianca con nuovi comprimari altrettanto indimenticabili.
Trama semplice e situazioni molto divertenti intrattengono lo spettatore che non può non rimanere ammaliato dai colori sgargianti di questo film e dalle musiche incalzanti e coinvolgenti del Brasile!
Divertimento per tutta la famiglia dai creatori de “L’era glaciale”.
 
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Noha
(di Technino)
 

Il film su Noe’ ed il Diluvio Universale, del Regista Darren Aronofsky e dello sceneggiatore Ari Handel (entrambi di educazione ebraica) e’ soprattutto un grande spettacolo, che pero’ segue nei punti principali la Bibbia e la scarna descrizione che vi e’ riportata nei capitoli dal 5 al 9 della Genesi: poche pagine con descrizioni concise e, talvolta, ermetiche.

Il regista pero’ aggiunge di suo un impatto visivo assolutamente spettacolare (il film e’ girato in Islanda, terra meravigliosa e primordiale), con uno studio psicologico dei personaggi fatto tutto di primi piani, che si giovano delle espressioni potenti di un grande Russel Crowe e di quelle piene di sentimento e sensibilita’ della moglie, interpretata da una bravissima Jennifer Connelly (la ricordiamo accanto a Russel Crowe anche nel film da Oscar “A Beautiful Mind”), ed Emma Watson (l’Ermione della serie Harry Potter) qui alle prese con un’interpretazione drammatica che la fa scoprire attrice dotata di notevole talento. 

Nella Bibbia in realta’ non si parla delle storie delle donne che componevano la famiglia di Noe’, ma nel film il regista e lo sceneggiatore introducono, giustamente, l’elemento femminile che aggiunge drammaticita’ al racconto quando un Noe’ sempre piu’ invasato, interpretando male il volere divino, rischia di uccidere la propria discendenza.

Il film e’ pervaso da una luce tenebrosa che rende tutte le scene altamente drammatiche, con scene di massa spettacolari (l’attacco all’arca da parte di chi era rimasto fuori) e personaggi come gli angeli scesi sulla Terra per aiutare Adamo contro la volonta’ del Creatore, e per questo puniti ingabbiandoli in poderose armature di roccia.

Nell’Arca il regista e lo sceneggiatore aggiungono anche un personaggio non presente nel racconto biblico, l’ultimo discendente di Caino, che riesce a salire a bordo non visto e dara’ vita ad una lotta all’ultimo sangue con Noe’, contrapponendo al misticismo di quest’ultimo il suo attaccamento ad una vita che non prevede interventi divini.

In conclusione, un film che miscela in maniera riuscita vari elementi tipici del Fantasy al racconto biblico e, grazie anche agli intensi primi piani che mettono a nudo i sentimenti dei protagonisti,  riesce ad emozionare lo spettatore. Da vedere.

 
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Divergent
(di Technino)
 

Siamo nel futuro: una grande guerra ha distrutto le città e reso necessario un mutamento nell'organizzazione delle società; la razza umana vive divisa in cinque “fazioni”, la decisione a quale appartenere, che e’ vincolante per tutta la vita, viene presa al compimento della maggiore eta’ nel corso della “Cerimonia della Scelta”, a cui partecipano rappresentanti di tutte le fazioni: i Candidi (sempre sinceri), che si occupano di esercitare la legge, i Pacifici (sempre gentili), che coltivano la terra per sfamare tutti, gli Eruditi (votati alla conoscenza) che si occupano di far progredire scienza e tecnologia, gli Abneganti (altruisti), che si occupano di governare, ed infine gli Intrepidi, che si occupano della protezione della citta’.

Tutti quelli che, effettuata la Scelta, non sono riusciti a superare il test di iniziazione della propria fazione, vengono relegati nei tantissimi Esclusi, che conducono una vita da derelitti nei sobborghi della citta’, sempre alla ricerca di cibo e di un posto dove dormire.

Una ragazza Abnegante, Beatrice Prior, prima della Cerimonia della Scelta, viene sottoposta ad un test di routine per vedere a quale fazione la sua personalita’ e’ piu’ predisposta, ma il test e' inconcludente perche’ Beatrice risulta avere predisposizione per piu’ di una fazione (addirittura tre: Abneganti, Intrepidi ed Eruditi), e’ quindi una “Divergente”, qualita’ rara che la rende “diversa” e quindi pericolosa agli occhi della comunita’, mettendola in pericolo di vita.  

Beatrice deve pero’ comunque scegliere una delle fazioni durante la Cerimonia della Scelta e, spinta dal lato coraggioso del suo carattere, sceglie gli Intrepidi: ma non e’ facile superarne i test di iniziazione, che la porterebbero a finire negli Esclusi in caso di fallimento… 

Tratto dal primo episodio della trilogia scritta da Veronica Roth (Divergent, Insurgent, Allegiant), che e’ riuscita a scalare la vetta dei best sellers (piu’ di 11 milioni di copie vendute), il film deve ovviamente semplificare la descrizione del libro, mettendone in evidenza i punti salienti ma sorvolando, forse troppo, sullo studio dei caratteri e delle emozioni dei personaggi.

La regia di Neil Burger, pur senza raggiungere la qualita’ di altri film del genere (Hunger Games), e’ sufficientemente centrata, aiutata da un cast di interpreti azzeccato: ottima Shailene Woodley (che avevamo visto nella parte della figlia maggiore di Clooney in Paradiso Amaro, per cui aveva avuto una nomination ai Golden Globe), qui volitiva interprete di Beatrice Prior (che assumera’ il nome di Tris negli Intrepidi), Theo James nella parte dell’indecifrabile Quattro, istruttore di Tris, e la grande Kate Winslet, qui nei panni della fredda e spietata Jeanine Matthews, capofazione degli Eruditi.  

Il film scorre veloce ma senza entusiasmare, fino ad un finale “sospeso” in attesa che escano sullo schermo gli altri due episodi della trilogia.  

Vale la pena vederlo? Sull’intera trilogia pende, come una Spada di Damocle, il finale scelto dalla scrittrice per il libro conclusivo (Allegiant): tristissimo e senza senso, gia’ inaccettabile per il libro (a cui ha attirato piu’ di una critica dei lettori), sarebbe addirittura folle per l’eventuale film destinandolo ad un sicuro flop commerciale.

 
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