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Ultimi Film visti al Cinema - Consigli e opinioni
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pag. 1  2  3  4 ELENCO COMPLETO
 
Figli delle stelle
(di Foster Kane)
 

Tre uomini incontratisi per puro caso (Fabio Volo, Pier Francesco Favino e Paolo Sassanelli) decidono di rapire un ministro e di versare i soldi del riscatto alla vedova di un operaio di Marghera. Ma l’organizzazione sgangherata, cui si aggiungono anche una giornalista (Claudia Pandolfi) ed il goffo cugino di uno di loro (Giuseppe Battiston), commette un piccolo (si fa per dire) errore che li costringerà a fuggire sui monti valdostani.

Diretto da Lucio Pellegrini, che esordì nel 1999 con il simpatico “E allora mambo!”, “Figli delle stelle” è un film molto divertente e spensierato, con una storia davvero originale e con un gruppo di attori in piena forma (tra gli altri ricordiamo Giorgio Tirabassi nel ruolo del rapito). Nella seconda parte la vicenda assume un tono sempre più surreale che talvolta però sfocia in una comicità quasi fumettistica: un difetto su cui però si può tranquillamente sorvolare. Il film, il cui titolo richiama un brano di grande successo degli anni settanta, lascia però spazio anche alla riflessione e contiene richiami all’attualità: le morti bianche, il terrorismo, la corruzione.

Da vedere senza indugi.

 
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Gorbaciof
(di Foster Kane)
 

Marino Pacileo (Toni Servillo) lavora come contabile al carcere di Poggioreale. Soprannominato “Gorbaciof” per via di una voglia sulla fronte (ma sembra più un gangster italo – americano tipo Al Pacino) trascorre le sue serate a giocare a carte in una bisca. Per farlo ricorre ai soldi che sottrae dalla cassa del carcere. La sua grigia esistenza (abita da solo in un piccolo e squallido appartamento dove cena con un panino) sembra però risvegliarsi grazie a Lila, la figlia di un cinese in serie difficoltà per un debito. Questa sorta di passione lo porterà a fare qualcosa di molto rischioso.

Il film è diretto con mano sicura da Stefano Incerti, già autore de “I vesuviani” ed il più recente “Complici del silenzio”, ma ciò che lo valorizza è la grandiosa interpretazione di Toni Servillo, tra i migliori attori del cinema italiano contemporaneo e soprattutto tra i più versatili: lo abbiamo visto impersonare Andreotti ne “Il divo”, un affarista losco ne “Le conseguenze dell’amore” ed un cantante cocainomane ne “L’uomo in più” (tutti film diretti da Paolo Sorrentino). Ed è su di lui che tutto il film (peraltro di breve durata) è costruito. Da notare come la sua recitazione sia prevalentemente affidata alla mimica lasciando ben poco spazio alle parole: particolarmente divertente l’incontro – scontro che ha con un giovane sulla metropolitana.

Chi ha avuto modo di apprezzare Servillo tanto al teatro quanto al cinema non potrà esimersi dal vedere questa sua ultima performance.

 

 
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La pecora nera
(di Foster Kane)
 

Ascanio Celestini, autore teatrale tra i più sorprendenti dell’ultimo decennio, compie il suo primo passo nel cinema adattando un suo libro già portato sul palco. “La pecora nera” vede l’alternarsi di due diversi periodi: il presente con Nicola (interpretato dallo stesso regista), un giovane trentacinquenne che conduce la sua esistenza tra un ospedale psichiatrico ed il supermercato dove accompagna una suora a fare la spesa, ed il passato con Nicola adolescente che subisce quello choc che indurrà la famiglia ed i medici a tenerlo sotto osservazione.

Il film è girato all’interno del Santa Maria della Pietà, sede anni addietro del manicomio provinciale di Roma ed in cui oggi si trova un museo che ricostruisce quella che era la dolorosa realtà di chi vi si trovava rinchiuso. Gente talvolta internata per futili motivi e che con gli anni ha raggiunto l’apice della follia. È questo anche il caso di Nicola che entratovi in tenera età vedrà la sua mente ammalarsi progressivamente pregiudicandogli così la possibilità di condurre una vita normale. Particolarmente toccanti sono i suoi incontri con Marinella (Maya Sansa), una sua amica d’infanzia che incontra al supermercato dove fa la promoter. Indubbiamente Celestini rende meglio al teatro ma questa sua prima (e speriamo non unica) opera cinematografica ha il suo interesse sia sotto il profilo filmico che quello documentaristico. Un film che ci fa riflettere e che sicuramente lascia un suo segno indelebile. Da confrontare con “Si può fare” (2008) di Giulio Manfredonia.

 
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Quella sera dorata
(di Foster Kane)
 

Un giovane letterato, Omar Razaghi (Omar Metwally), intende redigere una biografia su Jules Gund, uno scrittore morto suicida ed autore di un unico romanzo. La famiglia però gli scrive una lettera in cui si oppone al suo progetto. Deciso a non arrendersi Omar parte per l’Uruguay dove gli eredi, ignari del suo arrivo, lo ospitano per alcuni giorni. Sarà un soggiorno pieno di sorprese che riserverà al giovane anche un episodio spiacevole.

“Quella sera dorata”, tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron e diretto da James Ivory, appartiene a quel genere di film ben confezionati, eleganti, interpretati da attori di indubbia professionalità e dal sapore teatrale. Di conseguenza non possiamo che apprezzare l’impegno dimostrato in primis dal regista e dagli attori nella realizzazione di un film più che decoroso che tuttavia va a collocarsi tra i lavori minori di Ivory. È inutile dire che tra gli attori primeggia Antony Hopkins, già protagonista di altre opere del regista, perfetto nel ruolo del fratello dello scrittore. Ma “quel che resta del film” (per citare uno dei loro migliori lavori) sono soprattutto i bei paesaggi sudamericani, le suntuose scenografie e l’accurata descrizione dei particolari.

 
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Cattivissimo me (Despicable me)
(di Technino)
 
Gru è un uomo cupo e solitario, che ambisce a diventare l'uomo più cattivo della Terra. Ma un altro “cattivo”, Vector, riesce a portare a termine un furto spettacolare: ruba una delle piramidi d’Egitto sostituendola con un simulacro gonfiabile (!!). Gru non sopporta l'affronto e decide di organizzare un furto incredibile: proverà a rubare la Luna!  

“Cattivissimo me” e’ un film estremamente divertente: sceneggiatura, dialoghi e caratterizzazione dei personaggi sono straordinari, riescono a strappare risate a non finire, un’invenzione dopo l’altra, con espressioni esilaranti dipinte sui “volti” di personaggi buffissimi come i “Minions”, barattolini gialli che sembrano l’involucro delle sorpresine degli ovetti Kinder con occhiali o maschera da sub, mani e….capelli!

E’ il primo film d'animazione in 3D partorito dalla Illumination Entertainment, un’affiliata della Universal Studios. Il soggetto e’ scritto da Cinco Paul e Ken Daurio ed e’ tratto da un racconto di Sergio Pablos, animatore spagnolo che ideò lo spunto iniziale della storia vista dalla parte del “cattivo”. La regia, ottima, e’ di Pierre Coffin e Chris Renaud.

Un discorso a parte merita il 3D, ormai tecnicamente perfetto e mai invasivo (soprattutto con il RealD, con schermo argentato ed occhiali polarizzati “a perdere”), con immagini nitide, contrastate e luminose, che aggiungono sorpresa ed emozione alle mirabolanti avventure dei personaggi. Le espressioni di Gru e dei Minions sono esilaranti, per non parlare del Professor Nefario che realizza le armi “impossibili” di Gru, sempre dotato degli immancabili guantoni in gomma alla Frankenstein. Fra i personaggi del film ricordiamo le orfanelle, tre bambine cosi’ simpatiche che riescono ad intenerire non solo lo spettatore….

Ottimo il doppiaggio in italiano di Gru fatto da Max Giusti (doppiato in lingua originale da Steve Carell, un comico che abbiamo conosciuto protagonista di “Agente Smart” ed “Una notte folle a Manhattan”) e particolarmente divertente quello dei Minions. 

In conclusione, un film che divertira’ tutti, grandi e piccoli. Da non perdere i titoli di coda, con protagonisti i Minions…. 

A proposito dei Minions, se volete divertirvi a "costruire" il vostro "barattolino", andate a questo link e cliccate sulla bandierina italiana:

http://despicableme-themovie.com/

 

 
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Innocenti Bugie (Knight and Day)
(di Technino)
 

Tom Cruise e Cameron Diaz si incontrano sul set di questo film di puro intrattenimento per dar vita ad un film d’azione che e’ rivolto piu’ a divertire che a far stare con il fiato sospeso. 

Roy Miller (Tom Cruise) e’ un agente segreto con una capacita’ di eliminare i nemici che supera persino quella dell’indimenticabile Ethan della serie “Mission Impossibile”. June Heavens (Cameron Diaz) e’ una ragazza tranquilla, dedita alla ricostruzione di vecchie automobili. I due si incontrano casualmente all’aeroporto, in partenza con lo stesso volo, e da qui inizia una girandola di sparatorie, inseguimenti, esplosioni che accompagnano lo spettatore fino alla fine del film. L’oggetto misterioso di cui tutti i “cattivi” vanno a caccia e’ “Zefiro”, una piccolissima pila di durata illimitata, in grado di dar luce ad un’intera citta’ (!). E’ nascosta in un pupazzetto raffigurante un cavaliere (da cui il titolo originale del film : “Knight and Day”, in onore di Cole Porter e…del “cavaliere”); i due protagonisti si troveranno a doverla difendere da attacchi portati da criminali e persino dall’FBI. 

Un film cosi’ congegnato rischiava di essere ripetitivo e quindi un po’ noioso, ma i dialoghi divertenti, il bel montaggio, la bravura del regista James Mangold (di cui ricordiamo la simpatica commedia “Kate & Leopold” e “Quando l’Amore brucia l’anima” sulla vita di Johnny Cash), uniti alla“verve” degli interpreti, lo rendono estremamente godibile, una sorta di “pop corn” movie che strappa piu’ di un sorriso e che cattura l’attenzione dello spettatore con scene d’azione che, seppur mirabolanti ed irrealistiche, sono funzionali al tono scanzonato del film. 

Tom Cruise ritorna sul grande schermo dopo un po’ di tempo di assenza (lo ricordavamo, bravissimo, nella parte cameo del produttore senza scrupoli in “Tropic Thunder”) e dimostra di non aver perso lo smalto: il suo Roy Miller e’ scanzonato e divertente, ma riesce ad essere credibile anche quando deve immergersi nell’azione piu’ frenetica; Cameron Diaz non gli e’ da meno: il suo personaggio, che all’inizio deve sciorinare tutto un repertorio di espressioni sbalordite e spaventate, si appassiona al ruolo di “agente segreto” e fa sfoggio di una capacita’ d’azione inaspettata, che aggiunge comicita’ alle scene.

Il film inizia a Boston e ci porta in ambientazioni molto suggestive come le Maldive, Salisburgo, le Alpi e Valencia. Purtroppo non c’e’ il tempo per godersele, perche’ passano velocissime tra un inseguimento e l’altro… 

In conclusione, il film e’ molto godibile ed adatto ad una serata allegra e spensierata che, al giorno d’oggi,  sembra essere diventata merce rara….  

 
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La Passione
(di Foster Kane)
 

Silvio Orlando interpreta Gianni Dubois (il cognome è forse un omaggio all’attrice Marie Dubois?), regista in crisi che da ben cinque anni non dà alla luce un film. A causa di un imprevisto deve recarsi presso la sua abitazione in un paesino della Toscana: qui si vede costretto ad accettare la direzione della Passione di Cristo. L’incontro casuale con un ex galeotto e suo ex allievo (Giuseppe Battiston) riuscirà a infondergli un minimo di entusiasmo in quella che riteneva un’impresa per lui irrealizzabile. Ma le sorprese non finiranno.

La stagione cinematografica italiana si apre egregiamente grazie a questa commedia ben diretta da Carlo Mazzacurati, regista che si è sempre distinto per la sua originalità (pensiamo a “La lingua del santo”, 2000) e che ha sempre mostrato una predilezione per la provincia sin dal suo felice esordio avvenuto nel 1987 con “Notte italiana”.

Il film è ambientato in un paese di provincia retto dal Sindaco Stefania Sandrelli (che piacere vederla ancora così attiva al cinema!). Sarà lei che, assieme all’Assessore Marco Messeri (altro nome di punta del cinema italiano contemporaneo), convincerà (lo spettatore capirà poi perché) Gianni a dirigere la Sacra Rappresentazione. Un cast di primo ordine cui si deve buona parte della riuscita di un film divertente ma al tempo stesso impegnato. Divertente perché contiene situazioni e battute veramente godibili: nel cast figura anche Corrado Guzzanti nei panni di Cristo (!). Ma nel film è anche racchiusa una certa dose di impegno poiché fa riflettere sui rapporti tra coloro che detengono il potere (il Sindaco e il produttore) e coloro che lo subiscono (Gianni) e su quelle che in definitiva sono le conseguenze dell’eccesso di potere. Gianni ci viene descritto, sia pure in modo tragicomico, come un uomo alla deriva: probabilmente non sarebbe così in assenza di pressioni dall’alto. È anche possibile che arrivi ad immedesimarsi nel Cristo che dirige con esiti (quasi) felici…

 

 
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Inception
(di Technino)
 

Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio.

Viene contattato da Saito, un potente industriale (Ken Watanabe), che gli chiede di tentare l'operazione opposta: deve impiantare un’idea nella mente di una persona in modo che agisca secondo i suoi voleri.

La persona e’ Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy, lo Spaventapasseri di “Batman - Il Cavaliere Oscuro”) che, alla morte del padre (Pete Postletwaith, il grande direttore della banda di “Grazie Signora Thatcher”), dovrà convincersi che l'unica cosa da fare e’ dividere l’impero del padre in modo che Saito possa avere campo libero.

In cambio l’industriale giapponese offre a Cobb la possibilità di rientrare negli Stati Uniti, lasciando cadere l’accusa di omicidio della moglie per cui e’ ricercato. Cobb, disperato per non poter vedere i figli, accetta e si fa affiancare da un team di specialisti in cui entra a far parte la giovane Ariane (Helen Page, la simpatica interprete “Juno”), architetto che costruisce l'ambiente dei sogni.

 

Christopher Nolan, sceneggiatore e regista del film, applica le tecniche raffinate di flash back che gia’ aveva sperimentato in “Memento” e ci fa passare da realta’ a sogno con grande maestria: bellissima la prima parte del film che bisogna seguire con attenzione perche’ il montaggio puo’ sconcertare. Nolan riesce a lasciare lo spettatore in una sospensione di incredulita’ che lo fa entrare nel sogno avendo talvolta l’impressione di essere invece nella realta’.

 

Il regista e’ in questo aiutato dai bravissimi attori, da Leonardo di Caprio, un tormentato  Dom Cobb, alla bellissima Marion Cotillard (che avevamo ammirato partner di Russel Crowe in “Un ottima annata” di Ridley Scott), per finire ai suoi compagni di missione, tra cui un ottimo Joseph Gordon-Levitt, ed Helen Page, che da’ un’interpretazione “pulita” ed innocente alla parte dell’architetto di ambienti onirici. 

Il film si ispira un po’ a “Matrix” e, sotto certi aspetti, al bellissimo "Strange Days" della Bigelow e sarebbe un capolavoro se Nolan avesse mantenuto il soggetto al livello della prima ora del film: purtroppo il regista-sceneggiatore, per ragioni di “cassetta”, trasforma la seconda parte in uno “sparatutto” che si ripete ossessivamente fino alla fine, alternando per piu’ di un’ora sparatorie ed esplosioni che rischiano di annoiare, nella loro ripetivita’, lo spettatore. Piuttosto artificiosa anche la spiegazione del senso di colpa del protagonista che viene data nel finale: per la sua assurdita’, lascia sconcertati. 

Comunque il film merita di essere visto per l’originalita’ del soggetto ed il montaggio inconsueto, anche se gli amanti di Matrix non debbono aspettarsi che sia al livello del capolavoro dei fratelli Wachowski.

 

 
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Inception
(di L’Irriverente)
 

Saito, un potente industriale giapponese, si rivolge ad una squadra di specialisti in “furto di pensieri”. Le persone capitanate da Dom Cobb sono in grado di entrare nei sogni altrui e di scavare nel subconscio del dormiente per arrivare a carpire informazioni nascoste nei meandri della psiche umana.
Saito, però, vuole arrivare ben oltre e commissiona loro un “innesto” anziché un furto. Vuole che venga inserita  nella mente un’idea che, radicandosi nel subconscio della persona che sogna, possa rimanere in essa anche da sveglia, condizionandone le azioni nella vita reale.
L’obiettivo è convincere Robert Fischer Jr., novello presidente di una potente industria rivale, a distruggere l’impero ereditato dall’appena defunto padre.
Ma l’innesto è un processo difficile e pericoloso da affrontare…

Dopo aver spesso tutti ironizzato sulla “marzulliana” domanda “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere”, sembra che qualcuno invece l’abbia presa seriamente.
E’ il caso del bravissimo regista Christopher Nolan che gira intorno a quest’idea da oltre dieci anni; e dopo opere di notevole rilievo come Memento o la nuova rivisitazione di Batman, riesce a portare sullo schermo il suo progetto più ambizioso e forse il migliore che abbia mai realizzato fin’ora.

Unico nel suo genere (forse la sola pellicola che può accostarsi è Matrix), Inception è un viaggio nella mente, una resa dei conti con la psiche, con le proprie paure, ricordi e con quelli degli altri.
La storia si sviluppa tra realtà e quattro livelli di subconscio, più uno di “limbo”.
Anche il tempo scorre diversamente a seconda il livello di subconscio in cui ci si trova.
Se si muore nel sogno ci si sveglia, ma se lo stato di sonno è più profondo, si rischia di rimanere intrappolati nel limbo dove il tempo scorre più velocemente.

Fortunatamente, alcuni espedienti come, ad esempio, domande dirette dei protagonisti su “chi sogna”, aiutano lo spettatore a seguire con meno difficoltà lo svolgersi degli eventi.
Di sicuro è un film che necessita di particolare attenzione per tutti i suoi 142 minuti di durata, senza un momento di tregua. E’ vivamente consigliata una seconda visione per potersi godere il film con più tranquillità conoscendo già la storia.

In un panorama cinematografico costellato di remake, sequel e prequel, finalmente un’opera originale degna di nota, da prendere come riferimento e fonte di ispirazione per altre produzioni.

 
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The American
(di Fujiko)
 
…..BOH?….diciamo che questa espressione racchiude tutte le sensazioni che si possono provare guardando il film.
Intendiamoci, a me è piaciuto, non dico “molto”, ma ho passato due ore tra bei protagonisti e bei paesaggi, però ci sono tante cose che non convincono e da qui torniamo al riassuntivo “BOH”?

Boh? Perché il protagonista parte senza una storia, senza qualcosa che ci faccia capire perché lo odiano tutti. E’ così dall’inizio del film e per tutta la durata ti aspetti che te lo facciano comprendere, ma spiegazioni non ne arrivano…forse qualche indizio, ma a volte ho avuto l’impressione che fossi io a voler trovare significati per darmi qualche risposta o per fare, tra me e me, l’intenditrice di film d’altri tempi… del tipo ”non c’è un significato esplicito, ma, caro regista, a me non la si fa, io me ne intendo…”!

Boh? Perché il protagonista parte triste, angosciato, tormentato dalla prima scena del film, ma il regista gli fa commettere un gesto che gli provoca scrupoli sulla sua attività solo in seguito e allora prima? Che hai combinato George che stavi già parecchio “Calimerato” subito dopo i titoli di testa?

Boh? Perché qualche tratto intimistico del protagonista è accennato, ma mai approfondito quindi non riesci ad affezionarti a quest’uomo, ma neanche a ignorarlo del tutto…insomma, è il protagonista! qualcosa lì ci starà a fare, no?

Boh? Perché non mi spiego come Anton Corbijn sia approdato a questo film dopo la copertina dell’album degli U2 “The Joshua Tree” e “Control”, film sul leader dei Joy Division Ian Curtis, ma forse qui una spiegazione ce la dà un’affermazione di Corbijn stesso che riferendosi a Clooney spara: <<…a volte, durante le pause tra le riprese, George attaccava il suo iPod al megafono e si metteva a ballare>>. Grazie Anton, non ci sarei mai arrivata da sola.

Boh? Perché l’introverso sicario/assassino/costruttore di pericolose armi per rimanere anonimo in un paesino dell’Abruzzo (nello specifico, Castel Del Monte a 30 km da L’Aquila) e mimetizzarsi tra montanari, meccanici, case chiuse e anziani che trangugiano Montepulciano, adotta la tattica dell’ “Indosso un bel completo di Ermenegildo Zegna che fa sempre la sua porca figura” cambiando, a seconda della camicia che indossa, due paia di occhiali da sole a scena! Ma un bel paio di galosce?!

Il film è però tratto da un racconto di Martin Booth, “A Very Private Gentleman”, e forse tra le sue pagine ci sono le risposte a tutti i miei interrogativi, ma se mi chiedete se troverò il coraggio e/o la voglia di comprarlo e leggerlo per fare i dovuti paragoni vi risponderò “BoH?”, se non altro…per non andare fuori tema!
 
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The American
(di Technino)
 

Una delusione. Il nuovo film di George Clooney, The American, storia dei tormenti di un killer che e’ stato “costretto” ad uccidere una sua amica che l’aveva visto in azione, e’ una vera delusione. 

Lento, con una sceneggiatura povera, il film si basa tutto sulle notevoli capacita’ di recitazione dell’attore ma, malgrado i suoi lodevoli sforzi, la storia non decolla mai, anche per una carenza di dialogo che finisce per annoiare. 

Girato in Svezia ed in Abbruzzo (Castel del Monte e Sulmona) il film ha almeno una buona fotografia, ma per il resto e’ da dimenticare. Tra gli attori comprimari ricordiamo Violante Placido nella parte di una donna di facili costumi, di cui si innamora il killer, ma non era questo il film per esaltarne le doti recitative, a parte una scena di sesso un po’ ose’….

Tra gli altri attori troviamo Paolo Bonacelli nella parte del prete (dovrebbe farsi doppiare, ha una voce che non si puo’ sentire..) e Thekla Reuten, l’attrice olandese che avevamo visto nel bellissimo “In Bruges - La coscienza dell’assassino”, qui nella parte di una killer dagli occhi di ghiaccio.

La regia e’ di Anton Corbijn, che non brilla particolarmente e, stranamente, pur essendo essenzialmente un regista con esperienza nei video musicali (U2 e Depeche Mode), qui non usa la colonna sonora. Ma forse era difficile salvare il film con qualche musica azzeccata…

Da evitare.

 
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I mercenari - The Expendables
(di L’Irriverente)
 
I Mercenari sono un gruppo di combattenti professionisti autonomi che vengono assoldati sporadicamente solo per missioni super pericolose.
Stavolta sono ingaggiati per uccidere un crudele dittatore di un’isola vicina al Messico.
Durante una perlustrazione, però, capiscono che il malvagio della storia è un altro e che è questo a tenere sotto scacco il dittatore per interessi legati alla droga. La missione, quindi, assume un nuovo aspetto, anche se sarà necessario contravvenire agli ordini!

I Mercenari o meglio gli Expendables, come recita il titolo originale che attribuisce ai personaggi un più valido significato di “sacrificabili”, “da buttare via”, è un action movie stile anni ’80, volutamente realizzato in questo modo e che centra l’obiettivo anche come divertente film d’azione contemporaneo.

Sicuramente avrete tutti presente quei film dai contenuti totalmente nulli in cui un John Rambo o uno Shwarzy-Commando di turno vanno ad ammazzare un plotone di soldati scatenando l’inferno dietro di loro senza, però, perdere mai la battuta di spirito.
In questo caso, forse per l’età avanzata, Rambo non va più da solo, ma si fa accompagnare da un gruppo di combattenti come lui; combattenti che, a differenza dei più moderni spietati e freddi agglomerati di muscoli, hanno un doloroso passato alle spalle e nella lotta mettono ancora al primo posto un ideale!

Gli amanti dei film d’azione saranno molto felici di gustarsi il tutto fino all’inseguimento finale del capo dei cattivi, ovviamente l’ultimo rimasto illeso dalle infinite esplosioni.
Ma per chi ha vissuto il periodo dei film d’azione anni ’80, solamente l’entrata in scena dell’ex Terminator, Schwarzenegger, che nel film fa un piccolissimo cameo, è da applauso!

Info: l’attuale Governatore della California Schwarzenegger, per non dare adito a sterili critiche legate alla carica politica che ricopre, ma per non rinunciare all’offerta dell’amico Stallone, ha girato la sua scena alle 04.00 di mattina e senza percepire alcun compenso.

Se il film dovesse incassare a dovere, e sembra lo stia facendo, il sequel sarebbe assicurato e Sly, scrittore-regista-produttore della pellicola, ha già in mente il soggetto.
 
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Shrek - E vissero felici e contenti
(di L’Irriverente)
 
Shrek, il verde orco protagonista dell’omonima serie di lungometraggi, che detto tra noi è il personaggio con meno carisma tra tutti i comprimari, ci saluta con questo esilarante quarto e ultimo (?) episodio. E come in ogni favola che si rispetti “…vissero tutti felici e contenti” come recita il titolo. Il punto di domanda sulla reale conclusione è d’obbligo; ad ogni modo sono già in cantiere due cortometraggi e sicuramente sentiremo ancora parlare della vita al villaggio di Molto Lontano.

Nel quarto capitolo, Shrek, stufo della sua stressante vita da marito e padre, stringe un patto con il malvagio Tremotino che, con l’inganno e prendendo spunto da Frank Capra (La vita è meravigliosa), proietta il nostro eroe in una dimensione parallela. Qui nessuno ha salvato la principessa Fiona e “Molto Lontano” è allo sfacelo, sotto l’egemonia del piccolo stregone. Riuscirà il buon orco a far innamorare nuovamente di sé la principessa e a salvare Molto Molto Lontano tornando alla dimensione presente?? La risposta è sottointesa.

Più che un sequel, questo ultimo episodio sembra un riscatto del suo predecessore “Shrek Terzo” che poco aveva entusiasmato il pubblico. Una sorta di “scusateci, questo è quello buono e poi basta”.
In effetti il film, pur risentendo della stanchezza della longevità della serie che non innova, ma rinnova a malapena, è un prodotto molto godibile. Il suo dovere di intrattenere riesce ad assolverlo pienamente creando siparietti comici davvero notevoli. Primo fra tutti, che vale da solo il prezzo del biglietto, è il Gatto con gli stivali in versione obesa.

Tante citazioni e per la prima volta, per Shrek, la visione in 3D nei cinema predisposti.

 
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Qualcosa di speciale
(di Penelope Pit-Stop)
 
"Qualcosa di speciale"??? "Niente di speciale" sarebbe già stato un risultato apprezzabile! Film scontatissimo. Triste. Terribilmente retorico e a lieto fine. Nessuna alchimia tra i protagonisti.
Recitazione piatta. Protagonista maschile insignificante.
Un'altra protagonista femminile scontatamente fioraia... ma ad Hollywood hanno dimenticato che esistono altri mestieri?!!
Una delle canzoni viene rubata alla colonna sonora di Elizabethtown, film sconclusionato di qualche anno fa, ma almeno ben recitato e con un'ottima colonna sonora.
Meno male che la mia coinquilina è notoriamente una persona molto comprensiva... e mi ha perdonato di averle fatto vedere un film così insulso! Almeno si fosse riscattato con un finale cinico... invece no, lacrime e perdono, e spettatori felicissimi della partenza dei titoli di coda!
Evitatelo!!!
 
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Giustizia privata
(di Technino)
 

Clyde (Gerard Butler) sta vivendo una tranquilla serata in famiglia, quando qualcuno bussa alla porta: entrano due bruti che lo colpiscono alla testa, lo ammanettano, gli tappano la bocca con un nastro adesivo. Nick deve assistere impotente allo stupro ed all’uccisione della moglie e della figlia da parte del piu’ efferato dei due bruti.

Il procuratore distrettuale (Jamie Foxx) riesce a catturare subito i due delinquenti, ma per prolungare senza rischi la sua carriera di successi in tribunale preferisce patteggiare con il colpevole e dargli solo 3 anni di prigione in cambio della sua accusa del compagno innocente.

Per giustificare questo orribile patteggiamento lo sceneggiatore compie due scelte assurde: la prova del DNA (l’assassino era coperto del sangue delle vittime) non viene ammessa in tribunale dal giudice (!!), e non viene ammessa nemmeno la testimonianza del padre (testimone oculare) perche’ trovato semisvenuto (!!!). Il processo si svolge come da copione e la tremenda vendetta e’ innescata…. 

Il film, diretto da Gary Gray, e’ il peggiore di quelli che, da qualche tempo, ci vengono propinati in nome del desiderio di vendetta privata: la vendetta che qui viene consumata sul vero colpevole e’ volutamente disumana ed orribile perche’ cosi’ fa piu’ impressione, ed il seguito del film e’ talmente fuori di ogni realta’ che diventa persino ridicolo….

Peccato che attori del calibro di Gerard Butler e Jamie Foxx si siano prestati ad interpretarlo, ma evidentemente anche per loro vale il detto latino “pecunia non olet”. 

 
 
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