Ultimi Film visti al Cinema - Consigli e opinioni Potete lasciare un vostro commento selezionando il titolo del film
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| | pag. 1 2 3 4 | ELENCO COMPLETO | | | | I pinguini di Mr. Popper | (di Penelope Pit-Stop) | | | | Bello, questo film, bello per i bimbi, bello per gli adulti. Belli i pinguini!!! Trovata geniale, protagonisti 6 amabili invasori, divertenti, irriverenti, prepotenti e abitudinari, affettuosi e caparbi. Di cui si sente subito la mancanza, appena le luci si riaccendono in sala.
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| | Kung Fu Panda 2 | (di Technino) | | | | 
Po e’ tornato e lo fa alla grande! Il sequel del divertentissimo Kung Fu Panda non delude, e dimostra una verve quasi pari al primo (cosa rara nei sequel…).
Certo, ormai il nostro paffuto amico e’ diventato un maestro del Kung Fu e quindi la sbellicosa fase dell’apprendimento con il piccolo tasso “baffuto”, che ricorda il maestro della serie Kill Bill di Tarantino, e’ purtroppo finita: ma gli sceneggiatori Raymond Zibach, che aveva lavorato anche nel primo film, e Rudolphe Guenoden, già supervisore in Madagascar, fanno un ottimo lavoro, inventandosi un “cattivo” assolutamente improbabile e quindi buffissimo (un pavone, Lord Chen) e facendoci vedere Po bambino, con la storia dell’adozione da parte dell’anatra “spaghettiere”, che lo trova in una cassetta di legno, morbidissimo e, naturalmente……AFFAMATO!!
Il film e’ condotto benissimo dalla regista Jennifer Yuh Nelson, con una emozionante alternanza di riprese in soggettiva ed inquadrature spettacolari che si giovano del 3D, veramente di ottimo livello se proiettato in RealD (qui la spiegazione “tecnica per chi fosse interessato: http://www.cine-forum.it/Home.asp?ur=Sp&Id=15), con un montaggio mozzafiato.
In conclusione, andate a vederlo: come per il primo film il divertimento e’ assicurato, per grandi e piccoli!
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| | Harry Potter ed i Doni della Morte (Parte 2) | (di Technino) | | | |
Il secondo ed ultimo episodio in cui e’ stato diviso, per ragioni di cassetta, il bel libro della Rowling “Harry Potter ed i Doni della Morte” torna ad essere avvincente e pieno di azione: i nostri maghetti, ormai cresciuti, dovranno affrontare le forze del male che si sono ormai impadronite di Hogwarts e trovare i rimanenti Horcrux che contengono l’essenza vitale di Lord Voldemort, per spezzarli e porre quindi fine alla vita del crudele Signore del Male.
Premessa da tenere presente: se non si sono letti i libri (o non si sono visti i precedenti episodi) il film potra’ risultare disorganico ed oscuro, ma per chi invece ha seguito i precedenti episodi della saga ne e’ la degna conclusione, certamente il piu’ trascinante ed emozionante.
Le battaglie a colpi di magia sono rese ancor piu’ spettacolari dal 3D (purtroppo ancora a 24 fps, in attesa dei 48 fps o addirittura dei 60 fps dei prossimi film di James Cameron e di Peter Jackson: http://www.cine-forum.it/Home.asp?ur=Sp).
Affrontando il pirotecnico ed emozionante finale della storia di Harry Potter il regista David Yates si è dimostrato in grado di portare bene a termine l’impresa: come il boccino lasciato in eredità da Albus Silente al suo protetto, anche la saga di Harry Potter "si apre alla chiusura": si apre a ritmi forsennati inusuali per la serie, si apre a una narrazione più emozionante e, soprattutto, si apre di fronte ad Harry, mai come in questo film al centro della storia, sia come personaggio che come attore: qui Daniel Radcliffe riesce a coinvolgerci con una recitazione in cui si coglie finalmente la partecipazione dell’attore alle vicende del personaggio che interpreta, vero catalizzatore dell’emozione degli spettatori, specialmente i piu' piccoli, che ne seguono la storia con il cuore in gola fino alla fine.
Nel finale c’e’ spazio anche per qualche “cameo” dei grandi attori che abbiamo visto nei vari episodi della serie (che in questo film fanno da “comparse”), con una menzione speciale per Alan Rickman, il tenebroso Piton, che svelera’ con una lacrima i segreti del suo cuore…
Quando il film finisce ci troviamo a pensare che sarebbe bello se ci fosse un seguito, ma purtroppo sembra che non sia possibile. Ci dovremo accontentare di rileggere i libri o di rivedere gli episodi della saga, magari in alta definizione Blu Ray!
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| | I Guardiani del Destino | (di Technino) | | | |
David Norris (Matt Demon), un giovane politico, è candidato alla carica di senatore nello stato di New York. Sembrerebbe avviato ad una facile vittoria sul piu’ vecchio avversario, ma la foto di una goliardata fatta quando era nel College, pubblicata dalla stampa poco prima della fine della campagna elettorale, compromette la sua vittoria.
Mentre cerca di riordinare le idee incontra Elise (Emily Blunt), una ragazza che con la sua carica di simpatia ed allegria gli da’ il coraggio di accettare la sconfitta, cosa che fara’ con un discorso privo di ipocrisie che rimarra’ nella mente dei futuri potenziali elettori.
Ma Elise e’ rimasta nel cuore di David: la incontrera’ di nuovo in un autobus di New York ma il loro amore non e’ scritto nel "libro del destino" che il Presidente, una sorta di “deus ex machina” che decide il destino degli uomini, ha assegnato loro. Elise non era prevista nel percorso esistenziale di David e dunque i Guardiani del Destino, agenti operativi del Presidente in giacca, cravatta e Borsalino, dovranno deviarla, aggiustando il tiro e garantendo un disegno più alto in cui Elise non deve far parte. Ma David non si rassegnera’ mai a perdere Elise e sfidera’ i Guardiani cercando fino alla fine di realizzare il suo amore….
Tratto da un racconto breve di Philip Dick, il soggetto e’ interessante, si riferisce alla lotta fra il libero arbitrio ed il “destino” accettato con fatalita’ da chi si rassegna che le cose vadano come devono andare. Il regista George Nolfi, che ne ha curato anche la trasposizione sullo schermo come soggettista, riesce a tenere il ritmo ben serrato, mescolando le atmosfere del thriller con quelle della commedia romantica.
Ottima la scelta degli interpreti: Matt Demon da’ credibilita’ al suo personaggio mettendone a nudo i sentimenti e la ferrea volonta’ di non mollare mai, anche quando tutto sembra perduto, mentre Emily Blunt (che avevamo conosciuto ne “Il Diavolo veste Prada” nella parte della “prima segretaria” della dispotica Meryl Streep) da’ ad Elise tutta la sua simpatia e freschezza nella recitazione, che ci fanno subito affezionare al personaggio.
In definitiva il film e’ adatto a chi vuol vedere una commedia sentimentale con un tocco di thriller, ed agli appassionati dei racconti di Dick che, come al solito, troveranno un soggetto non banale.
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| | Cars 2 | (di L’Irriverente) | | | | 
Un rinomato imprenditore investe nei carburanti ecologici che vuole introdurre nel mercato in sostituzione degli attuali ormai troppo inquinanti. Per dimostrare l’efficacia del suo nuovo prodotto, organizza un campionato a cui partecipano le auto più potenti del mondo, dotate del nuovo carburante. Purtroppo, però, un complotto vuole sventare il successo dell’ecologico a causa dei numerosi interessi economici legati alla produzione della vecchia benzina.
Le gare automobilistiche subiscono, così, una serie di inspiegabili sabotaggi sui quali stanno indagando alcuni agenti segreti fin quando… anche il buon Cricchetto viene scambiato per uno di loro!
Un sequel targato Pixar che non poteva mancare considerato il successo del primo capitolo e la simpatia di tutti i colorati personaggi in versione automobilistica.
Diretto dal papà della Pixar, John Lasseter, il film è una divertente “spy story” senza pretese, un film “minore” rispetto ai capolavori a cui siamo stati abituati dalla casa di animazione digitale, ma non per questo meno avvincente o divertente. Decisamente adatto ad un pubblico più piccolo.
E per rimanere in tema di sequel, se pensavate che non avremmo più rivisto gli amici di Toy Story dopo il terzo e ultimo capitolo, beh, eccoli tornare nel divertentissimo cortometraggio presentato prima del film, “Vacanze hawaiiane” che vede come protagonisti principali Ken e Barbie.
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| | RED | (di Technino) | | | |
Frank Moses (Bruce Willis) e’ un agente della CIA in pensione, ma decisamente in gran forma. Si allena tutti i giorni, la sua vita segue abitudini regolari, e…ha una cotta per Sarah, l’impiegata che si occupa del suo piano pensionistico (una simpaticissima Mary-Louise Parker, che avevamo visto in “Pallottole su Brodway” di Woody Allen) fino al punto di strappare gli assegni che gli arrivano per avere la scusa per telefonarle e fare due chicchiere con lei. Ma la vita passata di Frank e’ in agguato ed inizia un’avventura piena di intrighi e sparatorie in pieno stile spy-story…
Il film e’ tratto da un fumetto della DC Comics scritto da Warren Ellis e illustrato da Cully Hammer, ma è stato completamente reinventato nella sceneggiatura dei fratelli Hoeber, che hanno inserito nel racconto i compagni di ventura del protagonista e, soprattutto, hanno dato un tono scanzonato a tutta la storia (la scena in cui Frank scappa in auto dopo avere “sequestrato” Sarah e’ una delle piu’ divertenti del film…).
Il regista Robert Schwentke e’ abile nel condurre il film sempre in perfetto equilibrio fra la commedia ed il film d’azione, aiutato da attori bravissimi, che sembrano divertirsi ad interpretare i rispettivi personaggi, calandosi perfettamente nelle parti: Bruce Willis e’ il solito perfetto guascone, ma qui mescola una vena sentimentale al suo personaggio in maniera del tutto naturale, John Malkovich e’ un esilarante “schizzato”, Morgan Freeman e’ sempre se stesso, Helen Mirren e’ una sorprendente spy-lady che porta il mitra con la stessa eleganza con cui indossa i suoi abiti da sera e Marie Louise Parker dimostra che le numerose Nominations agli Emmy Awards ed i due Golden Globes vinti per le sue interpretazioni comiche in mini serie televisive non erano un caso: la sua Sarah e’ un personaggio simpaticissimo che interviene sempre per stemperare il clima drammatico al punto giusto.
Completano il cast altri attori altrettanto bravi impegnati nelle parti dei “cattivi”, tra cui ricordiamo Richard Dreyfuss e Karl Urban (che avevamo visto interpretare Eomer nel Signore degli Anelli), qui nella parte di un agente CIA spietato ma capace di pensare con la sua testa…
Una citazione merita il cameo affidato al novantatreenne Ernest Borgnine, indimenticabile Oscar in “Marty”, ironicamente assegnato agli archivi segreti della CIA.
Un film che vi fara’ divertire e che, per una volta tanto, vi fara’ desiderare il sequel…
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| | I pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare | (di Technino) | | | |
Dopo il successo della Trilogia dei Pirati dei Caraibi, la Disney prova a riproporre un quarto episodio, per evidenti ragioni di cassetta…ma purtroppo, come spesso succede in questi casi, il risultato e’ molto deludente.
Il nuovo film sulle avventure di Jack Sparrow vede il nostro “eroe” alla ricerca della mitica Fonte della Giovinezza, che la leggenda vuole fosse stata individuata da Ponce de Leon in uno dei suoi viaggi avventurosi intorno al mondo. Il cast e’ stato scelto di gran livello: oltre a Geoffrey Rush, vediamo in un piccolo cameo la grande Judi Dench e la parte dell’eroina e’ stata affidata a Penelope Cruz. Ma nemmeno la sua bravura riesce ad aver ragione di un personaggio con poco carisma, che non riesce a catturare la simpatia dello spettatore (al contrario di quello interpretato da Keira Knightley nella serie precedente).
Il dialogo e’ privo della brillantezza che e’ assolutamente necessaria in film del genere, ed il montaggio ne aggrava la banalita’ con un ritmo spesso cosi’ lento che finisce per annoiare.
Anche il regista ha le sue colpe: il passaggio da Gore Verbinski a Rob Marshall non e’ stato felice, le sequenze sono tutte piuttosto scontate, fatta forse eccezione per quella dell’attacco subacqueo delle sirene-piranha, ed il personaggio principale interpretato da Johnny Deep si perde in una serie di scene scontate e ripetute, non ha piu’ quel comportamento imprevedibile e assurdo che ha fatto del personaggio un'icona dei precedenti episodi.
In definitiva, se non siete appassionati della serie, e’ un film da evitare. Se lo siete, come chi vi scrive, evitatelo lo stesso per non esserne delusi…
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| | Source Code | (di Technino) | | | |
"Source Code" è un bellissimo film di Duncan Jones ("Moon"),regista e in arte Zowe Bowie, figlio del grande David, diretto su uno script di Ben Ripley, in cui si riprendono temi legati alla dimensione spazio-temporale.
Le voci correlate sono molte e dai viaggi nella dimensione temporale sono nati lavori come "Deja Vu", "Sliding Doors", "Ricomincio da capo", ”Total Recall", "Back To the Future", con un meccanismo narrativo che ruota attorno alla centralità di un destino da modificare o di eventi da riscrivere.
"Source Code" ha il gran pregio di saper miscelare i vari elementi in una sceneggiatura molto originale ed intrigante, diretta da Duncan Jones con una velocita’ mozzafiato.
Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal), decorato pilota di elicotteri dell'esercito, si sveglia di soprassalto su un treno diretto a Chicago.
Non ha la minima idea del perchè si trovi su quel treno, e l'ultimo ricordo che conserva di sè è una sua recente e disastrosa missione in Afghanistan.
Di fronte a lui siede l'affascinante Christina (Michelle Monoghan, “Un amore di testimone”), che sembra conoscerlo come Sean Fentress, un maestro di scuola.
Stevens si specchia nel bagno del treno e vede un viso diverso dal suo. Dopo pochi minuti, in prossimità di Chicago, il treno esplode.
Dopo l'esplosione, Stevens si risveglia chiuso in una cabina di un laboratorio, legato ad una poltrona con una donna in uniforme, Colleen Goodwin (Vera Farmiga,"The Departed"), che gli parla attraverso uno schermo.
Apprende cosi' di essere parte di un esperimento governativo chiamato Source Code, al comando di un ufficiale senza scrupoli morali (Jeffrey Wright, Quantum of Solace)…
E qui ci fermiamo, per non togliere a chi vorra’ vedere il film il piacere di scoprirne l’originalissima trama.
Le sequenze di apertura sono piene di intensita’ e di tensione emotiva, che non si affievolisce fino al ben congegnato epilogo. L'abilità di Duncan è quella di aver saputo gestire una serie di salti temporali e ritorni al presente con grande intelligenza, riuscendo ad unire una narrazione fatta da un succedersi di episodi, in cui si scopre sempre qualcosa di piu’ mentre la “realtà” cambia davanti ai nostri occhi.
Ogni quadro successivo offre nuovi spunti di osservazione, nuovi indizi visivi e nuove intuizioni. I particolari che si sommano in ogni episodio, come la graduale conoscenza dei passeggeri del treno, sono uno dei punti di forza del film, che unisce ad una dinamica narrativa geniale, momenti in cui si approfondisce la psicologia dei personaggi.
In definitiva un gran bel film, con un soggetto che non manchera’ di emozionarvi. Altamente consigliato
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| | THOR | (di Technino) | | | |
Thor, figlio primogenito di Odino, è l’erede designato al trono di Asgard. Ma il suo smodato desiderio di battersi contro i giganti di ghiaccio, “storici” nemici del regno di Asgard, lo spingono ad un'azione avventata che rischia di mettere a repentaglio la pace e la sicurezza del suo regno. Odino, deluso per il suo comportamento irresponsabile, lo priva dei suo poteri e del suo micidiale martello Mjolnir e lo fa cadere sulla Terra, umano fra gli umani, dove Thor dovra’ imparare a frenare i suoi impulsi ed a proteggere gli altri, diventando cosi’ di nuovo capace di usare il suo mitico martello…..
Il film, ben diretto dal grande Kenneth Branagh, e’ bellissimo: la trama, che si alterna fra Asgard e la Terra, e’ avvincente, il montaggio tiene lo spettatore incollato alla sedia per tutta la durata del film, i dialoghi sono spesso spiritosi come e' giusto che sia, i personaggi tutti perfetti nelle rispettive parti: citiamo il grande Anthony Hopkins, un Odino che alterna l’ira divina all’amore paterno con grande carisma, Natalie Portman, una scienziata astrofisica sensibile e bellissima, per finire al protagonista Chris Hemsworth, un gigante biondo che da’ a Thor tutta la sua potenza fisica.
Particolarmente bella la sceneggiatura fantastica di Asgard, che sembra uscita dalla matita del grande Alex Raymond, il creatore di Flash Gordon: palazzi dorati, ponti in ghiaccio multicolore, interni favolosi: si rimane a bocca aperta, anche grazie al realismo del 3D. Ben caratterizzati anche i “cattivi”, crudeli abitanti di un mondo di ghiaccio desolato, e il terribile “Distruttore”, un robot metallico enorme, che vaporizza tutto con un raggio calorico terrificante (divertente la citazione di Iron Man inserita nel dialogo..).
In definitiva, un film che piacera’ moltissimo a tutti gli appassionati degli eroi della Marvel ed anche a tutti quegli appassionati di “Cinema” che abbiano mantenuto la capacita’ di emozionarsi di fronte ad uno spettacolo pieno di fantasia.
Due parole sul 3D: la qualita’ e’ ottima, ma richiede da parte dei gestori delle sale cinematografiche un’attenzione ed una qualita’ all’altezza del film. Purtroppo nella sala del cinema in cui chi vi scrive ha avuto la sfortuna di assistere alla proiezione, una gestione sparagnina ha usato una lampada in via di esaurimento ed una messa a fuoco non perfetta, con risultati non degni della bellezza delle scene: il miglioramento della qualita’ del 3D che alcuni grandi registi stanno studiando (leggete l’interessante Special dell’Irriverente "velocità e fluidità") risultera’ inutile se i gestori delle sale non si impegneranno ad un miglioramento della qualita’ della proiezione ricordando che la messa fuoco deve essere PERFETTA e che le lampade dei proiettori 3D devono essere sempre CAMBIATE PRIMA di quelli tradizionali!
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| | Non lasciarmi | (di Antonegò) | | | |
Difficile trasportare al cinema un libro bello e disperato come quello di Kazuo Ishiguro. Il film di Mark Romanek riesce a coglierne l’essenza, non limitandosi ad una mera oleografia, come spesso succede, ma restituendone, invece, la forza, con immagini anche dure, ma mai gratuite e fini a se stesse.
Mille domande ti scorrono in testa, un turbinio di emozioni balena, come quando assisti ad una tempesta, dal caldo focolare domestico. Il cinema è una finestra, oltre la quale si scatenano le forze di una natura matrigna e spietata di cui noi siamo i degni figli.
Cosa ci differenzia dalle bestie? Cosa ci rende umani? La capacità di sognare? Ci sono cani che mugolano la notte; ti alzi e li guardi muoversi, come se corressero in un prato. Anche gli animali sognano. La capacità di amare, allora? Ci sono bestie capaci di dare amore e riceverne, molto più di alcune persone. Cosa ci rende differenti? Ciò che ci rende differenti è la capacità di creare, di immaginare, ciò che ci rende differenti è l’arte, la capacità di farla o, per lo meno, la capacità di apprezzarla. Ma non basta.
Chi non ama l’arte, chi non riesce ad emozionarsi quando assapora l’arte, è arido, vuoto. Ma non basta.
In un mondo che ha sconfitto la gran parte delle malattie grazie ai progressi scientifici, un mondo parallelo e futuribile, passato, ma distante, come solo un passato parallelo sa essere, ma in fondo, poi, non così distante, ebbene, in questo mondo, persone che non sono considerate tali, sperano, amano e credono che l’amore possa prorogare la loro fine misera e ineluttabile. Credono che l’amore possa essere il rimedio, quell’amore che tutti crediamo ci renda unici e diversi, per loro è l’unica speranza di essere uguali.
Ma uguali a chi? In un mondo in cui l’umanità è pervasa da indifferenza ed egoismo in un mondo in cui tutto è sostituibile a chi vogliamo somigliare? Cosa faremmo noi per la persona amata? Saremmo in grado di uccidere? L’amore, in questo mondo, per i protagonisti del film, è l’unico vero modo di donare se stessi, l’unica vera scelta, l’unico completamento, là dove il completamento non è dissimile dal concentramento, in quella landa desolata, ove il confine tra umanità e bestialità è sottile e fragile. Cosa ci rende migliori delle bestie? Cosa ci rende umani? Forse è il libero arbitrio, la possibilità di scegliere, quello spazio immenso che separa la nostra umanità dalla scelta della sua assenza. Ma anche questo non basta. Perché laddove il libero arbitrio viene meno, anche lì dove tutto è intercambiabile e sostituibile, in quello spazio angusto che ci sembrava immenso, ma è invece così piccino, lì dove il libero arbitrio ci viene tolto, ebbene, lì può ancora esserci l’umanità, quella fragile umanità che crede ingenuamente che l’amore possa salvarla.
Ma in un mondo in cui si arriva a pensare che l’amore possa essere dimostrato, quantificato, pesato, c’è ancora spazio per l’umanità? Qual è il diametro dell’amore? Quale l’ipotenusa? Io posso amare più di quanto sia amato, ma posso misurare, pesare, anche solo per sottrazione, l’amore, come in quella amena storiella in cui si pesava il fumo di una sigaretta, sottraendone il peso a quello della sua cenere?
E allora, ancora l’assillante quesito iniziale: cosa ci differenzia dalle bestie? Cosa ci rende umani? La capacità di soffrire, forse, la capacità di piangere, di provare emozioni, o quella voglia disperata di vivere, di attaccarci anche all’ultimo anelito, all’ultimo soffio, come fosse l’unico ricordo che abbiamo di una vita vissuta, di una persona amata o di qualcosa che abbiamo irrimediabilmente perduto e mai più troveremo? No, molti animali possono insegnarci tutto questo molto più di certi uomini. Il libero arbitrio certo, ci rende diversi, la scienza, la capacità di sfruttare le scoperte tecnologiche, per evolverci e dominare sulle altre specie, ci rende diversi. Ma tutto ciò, non sempre ci rende più umani.
E allora ciò che ci rende davvero diversi, davvero unici e non resta nient’altro che possa renderci davvero così unici e diversi è l’anima. Non resta che l’anima. Ma lì dove rinunciamo ad averne una, lì dove decidiamo di perderla, beh, non esiste possibilità alcuna di ritrovarla. Persino in un mondo che ha sconfitto i tumori e la sclerosi multipla, un mondo in cui ogni organo è rimpiazzabile, nessuno potrà mai trapiantare l’anima, quella scintilla di eternità che ci portiamo dentro, l’impronta indelebile di Dio che ci rende ciò che siamo, anche se non ci crediamo.
L’arte può essere lo specchio in cui riluce questa scintilla, ciò che è in grado di spiegare, senza sovrastrutture e menzogne, quello che abbiamo dentro, come dice giustamente Tommy.
Non lasciatevi sfuggire questo film e nemmeno il libro di Ishiguro. Perché anche un libro, anche un film hanno un’anima; quella dell’autore che li ha creati, ma anche quella del lettore e dello spettatore che hanno avuto la fortuna di sfiorarli.
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| | Habemus Papam | (di Kooka) | | | |
Come si fa a sentirsi potenzialmente papa? Nella bellissima cappella Sistina sotto il gesto imperioso del Gesù michelangiolesco, mormora il pensiero di molti di quei cardinali chiusi in conclave : non a me!
Nanni è braccato, si trova prigioniero in un posto che a sentir lui non gli appartiene ma non è così ed ecco che genialmente cambia discorso e trasferisce le sue paure nascoste e le sue insicurezze in quelle di Piccoli, che con lo sguardo di un uomo braccato si aggira per i vicoli di Borgo, vuole scappare da un destino cui sente di non appartenere e percepisce profondamente la propria inadeguatezza.
La sua figura mi ha colpito profondamente e mi ha fatto pensare che ognuno nasce con un fardello grave da portare pronto lì per lui, ma al momento della situazione da accettare, quello sarà un momento veramente difficile, forse il più difficile della propria vita. Ma Nanni vuole sdrammatizzare creando un mini campionato “mondiale” per rendere forse più facile superare la noia, nell’attesa che si sblocchi la strana situazione in cui si trovano e bisogna ammettere che il soggetto e certo “originale” e molto particolare.
La gente sempre più delusa si aspetta troppo da questo mondo in crisi, non ci sono più persone carismatiche cui aggrapparsi per non affogare. Nanni si sente inadeguato quanto il futuro papa e non riesce a fare nulla…perché non può farlo né per lui né per altri…. la situazione è troppo singolare e non vi dirò il finale andate a vederlo perché merita 5 stellette!!
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| | Habemus Papam | (di L’Irriverente) | | | |
Nanni Moretti torna dietro la macchina da presa con uno sguardo forse più “maturo”, “adulto”. Questo sembra un elemento spiazzante per tutti i suoi sostenitori che fanno fatica a ritrovare il Moretti al quale sono abituati. Ma stando ben attenti lo si ritrova in molti punti della sceneggiatura, scritta a sei mani con Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, già compagni di lavoro ne “Il Caimano”.
Lo si trova nei passaggi “divertenti”, con tutto il suo cinismo, ma la sua presenza si fa sentire maggiormente all’uscita dalla sala. Come in tutti i suoi film ci si diverte, si riflette, ma si torna a casa con la sensazione di aver preso un forte pugno nello stomaco.
Forse perché siamo tutti affetti dal cosiddetto “deficit di accudimento” che tanto viene citato nel film??
Se venissero meno figure così importanti come quella del Papa, che per i credenti e non è comunque un punto fermo, cosa accadrebbe ? Il senso di instabilità sarebbe indubbiamente grande per tutti!
Il protagonista è presentato come un uomo comune, nonostante l’alta carica ricevuta, con tutte le sue debolezze e le sue paure. Ma non è la paura a farlo fuggire di fronte ad una folla che lo acclama. Col tempo egli raggiunge la consapevolezza e la forza per esprimere la sua “inadeguatezza” al ruolo di Papa derivante dalla sua umanità che non potrà mai essere all’altezza di rappresentare Dio in terra. Non è una questione di coraggio arrivare a dire di no a Dio, ma di estrema umiltà.
E per tutti coloro che trovano artificioso un Papa che vuole fare l’attore di teatro o irreale e ridicolo o addirittura blasfemo che dei cardinali giochino a pallavolo durante il Conclave… ricordo che siamo sempre di fronte alla finzione cinematografica dove l’azione non deve necessariamente rispecchiare pedissequamente la realtà; “Habemus Papam” non vuole essere un film né spirituale, nè religioso, ma una riflessione sulla solitudine dell’essere umano.
Una cosa è certa, nessun regista è riuscito a far scrivere sei recensioni del suo film su questo sito! Di sicuro non lascia indifferenti, motivo più che valido per andarlo a vedere!
Approfitto di questo spazio per consigliare caldamente anche le bellissime recensioni dei nostri lettori Marcello e Maria Luisa. Per leggerle, basta cliccare sul titolo di questa recensione o, in calce, su “Leggi solo le recensioni dei lettori”.
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| | Nessuno mi può giudicare | (di Antonegò) | | | |
Saranno le aspettative che condizionano il risultato, sarà che quando tutti parlano bene di un film e dicono che fa ridere, si carica troppo di attese anche un povero film che di pretese non ne ha.
Oppure sarà che siamo stanchi di commediole italiane buoniste e carine, come un pacco di biscotti del discount.
Stimo la Cortellesi, mi piace, come donna e come comica. Ma la sua bravura non serve a nobilitare più di tanto questo filmetto, confermando, forse, ancora una volta (se ce n’era bisogno), che i comici televisivi italiani devono fare i comici televisivi italiani, perché il cinema è un palcoscenico troppo diverso, non necessariamente più grande, ma decisamente diverso.
Troppo farsesca questa commedia, senza aneliti, senza ampi respiri, il compitino diligente di un alunno da media del sei.
La morale che i poveri sono più sinceri e onesti e si divertono, anche se vivono al Quarticciolo e sono ignoranti, mentre i ricchi sono ipocriti e pervertiti, annoiati e ottusi è più trita della carne con cui mia madre fa le polpette.
Mentre la morale che nessuno può giudicare una escort che fa la escort solo per salvarsi dalla bancarotta fraudolenta è immorale e deviante. Soprattutto oggi. E soprattutto in Italia.
Le escort hanno il cuore grosso, gli extracomunitari sono buoni e sensibili e se sei di destra e razzista, in fondo, non sei così razzista e ti innamori di una senegalese e, tutto sommato, non ti arrabbi se tuo figlio è gay.
Infine che fai, non ti innamori di Roul Bova che è povero, ma bello, ha un trauma del passato, dal quale riuscirà a guarire, perdonando la Maddalena, perché chi è senza peccato…
Mi si perdonerà se a scagliarla sono io, la pietra, contro un film povero, ma brutto. E non perché non faccia ridere e non siano bravi i comprimari (tra tutti Papaleo e Lillo senza Greg), ma solo perché è assolutamente insulso e insignificante.
E questo è difficile da perdonare…
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| | Rio | (di Technino) | | | |
Un trionfo di colori. In attesa del quarto capitolo de L'Era Glaciale - previsto per il 2012 - l'ormai collaudata casa Blue Sky ci regala un film che e’ un piccolo gioiello.
Con un animazione di altissimo livello, Rio ci abbaglia con un trionfo di colori e di effetti speciali, con scene mozzafiato di Rio de Janeiro: indimenticabili il volo sulla Baia del Corcovado e sul mare di un azzurro intenso, che spicca sul colore verde smeraldo delle colline in lontananza, con un senso di profondita’ che ci fa sembrare di “volare”.
Il film narra la storia di Blu, un pappagallo che non sa volare, perché vissuto sempre all'interno delle mura di una villetta del Minnesota, accudito dalla dolce padroncina Linda. La sua vita trascorre tranquilla tra la routine e le comodità, finché un giorno si presenta Tullio, un ornitologo, che informa la ragazza che il pappagallo è l'ultimo esemplare maschio rimasto della sua specie - ara macao - e chiede di portarlo a Rio de Janeiro per farlo accoppiare con l'ultimo esemplare femmina, Gioiel.
Sentendosi in dovere di preservare la specie, Linda accetta e parte per il Brasile, dove però i due pappagalli vengono catturati dai trafficanti di uccelli….
L'allegria e i colori del Carnevale accompagnano sempre i due protagonisti nelle loro peripezie, e sono in un certo senso i co-protagonisti di questa pellicola, che vuol rendere omaggio a una delle località più belle e solari del mondo, senza però nasconderne gli aspetti più negativi, come l'alto tasso di criminalità organizzata e la povertà delle favelas.
Il film si chiude poi con due messaggi morali: il rispetto per gli animali e la necessità di lasciarli vivere liberi nel loro habitat naturale, e l'importanza della famiglia per la formazione della personalità, come quella formata all'inizio da Blu e Linda e, soprattutto, quella formata da Linda e Tullio, con l’adozione di un bambino delle favelas.
Un film che divertira’ grandi e piccoli, trascinandoli nelle atmosfere del mitico carnevale di Rio.
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| | Sucker punch | (di Antonegò) | | | |
Possono immagini spettacolari e attrici succulente come mele non raccolte, vestite in abiti succinti e molto cosplay giustificare la visione di un film? La domanda è evidentemente tendenziosa, mi rendo conto. La giuria mi perdonerà.
Ma chi scrive ha difeso lo Zack Snyder di “300”, è rimasto affascinato dal difficile compito di rimodernare i romeriani zombies, nel buon “L’alba dei morti viventi” e ha apprezzato il coraggio di portare al cinema il capolavoro “Watchmen”; e adesso ha tutto il diritto di criticarlo, per questa sfolgorante carta da regalo usata per impacchettare il nulla. Certo, è difficile girare quando manca il genio di Frank Miller, quando mancano le entusiasmanti idee socio - cultural – politiche di Romero e Alan Moore. Ma la pazienza di uno spettatore ha un limite. E parlo da amante del cinema a 360° e 3D!
Se voglio vedere fuochi d’artificio, vado in Cina. Insomma non si può reggere un intero film sull’estetica del videogioco/videoclip, senza fornirlo di trama alcuna: sarebbe come servire olio e aceto e sale di ottima qualità, ma senza alcuna pietanza da insaporire! Per quanto raffinato sia l’olio, berne un bicchiere nauseerebbe chiunque, neanche fosse di ricino. Forse potrà meravigliare la MTV generation, ma non un lupo della steppa cinematografica che perde il pelo, ma non il vizio, come me.
Il film è un enorme videoclip, intramezzato da famose scenografie di altrettanto famosi videogiochi (famosi per chi ci gioca, perlomeno).
Le attricette fanno il lavoro loro (o sarebbe meglio dire lavoretto?) e dispiace vedere Abbie Cornish che, dismessi i panni dello splendido Bright star, è costretta a indossare gli abitini più succinti di Sweetie. Fa piacere rivedere Scott Glenn. Carla Cugino è sempre apprezzabile.
Ma risparmiatevi i 7 € del biglietto.
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