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Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

(di L’Irriverente)
 

Bilbo Baggins vive tranquillo nella Contea fin quando non si reca a trovarlo Gandalf che riuscirà a fargli rivivere quella voglia di avventura che aveva da ragazzo, ormai perduta. Dodici nani, infatti, sono in marcia per riconquistare Erebor, il loro vecchio regno, espugnato e abitato da un temibile drago. Dopo molto esitare, Bilbo decide di unirsi ai nani capitanati da Thorin Scudodiquercia.

Non mi è mai piaciuta moltissimo la trilogia de “Il Signore degli Anelli”, ma stavolta l’operazione di trasporre un’opera di Tolkien sembra avermi emozionato maggiormente. Il giudizio è naturalmente personale perché per molti altri può risultare esattamente il contrario. Le mie motivazioni risiedono nel fatto che la regia sembra essere più veloce, “sveglia”, poco prolissa; insomma, più azione e meno descrizione. Buffo a dirsi soprattutto perché, nonostante il volume originale non sia niente di eccessivamente lungo, la sua versione su pellicola è stata espansa in ben tre lungometraggi (inizialmente ne erano stati annunciati solo due, ma come lasciarsi sfuggire una gallina dalle uova di platino come questa?!).

C’è chi accusa Jackson di non essere stato all’altezza della trilogia dell’Anello.
Io invece credo che abbia rispecchiato alla perfezione la stessa “immaturità” e minore “epicità” che il romanzo de ‘Lo Hobbit’ indubbiamente possiede rispetto al successivo “Signore degli Anelli”.

Simpatico l’escamotage di far apparire all’inizio, e per pochi minuti, Elijah Frodo Wood a fungere da filo conduttore con la trilogia dell’Anello.

Al contrario, bocciato totalmente l’ultimo ritrovato della tecnologia applicato al Cinema, il “48fps”. “Lo Hobbit”, infatti, è il primo film ad essere stato girato a 48 fotogrammi al secondo, il doppio dei fotogrammi normalmente utilizzati (leggi il relativo special). Questa tecnica dovrebbe consentire una maggiore stabilità e nitidezza delle immagini soprattutto nelle scene in cui ci sono molti movimenti di macchina, risolvendo il cosiddetto “effetto scia”. L’obiettivo è sicuramente raggiunto, ma per tutta la durata del film sembra di assistere ad una trasmissione televisiva ripresa con le telecamere e le scene in computer grafica sembrano un vero e proprio videogioco. Per fortuna le sale che proiettano in 48fps sono poche e c’è ancora la possibilità di scegliere il film in versione 24fps o addirittura non in 3D, anche se su quest’ultima meraviglia ottica non c’è nulla da eccepire.

 
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