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La Passione

(di Foster Kane)
 

Silvio Orlando interpreta Gianni Dubois (il cognome è forse un omaggio all’attrice Marie Dubois?), regista in crisi che da ben cinque anni non dà alla luce un film. A causa di un imprevisto deve recarsi presso la sua abitazione in un paesino della Toscana: qui si vede costretto ad accettare la direzione della Passione di Cristo. L’incontro casuale con un ex galeotto e suo ex allievo (Giuseppe Battiston) riuscirà a infondergli un minimo di entusiasmo in quella che riteneva un’impresa per lui irrealizzabile. Ma le sorprese non finiranno.

La stagione cinematografica italiana si apre egregiamente grazie a questa commedia ben diretta da Carlo Mazzacurati, regista che si è sempre distinto per la sua originalità (pensiamo a “La lingua del santo”, 2000) e che ha sempre mostrato una predilezione per la provincia sin dal suo felice esordio avvenuto nel 1987 con “Notte italiana”.

Il film è ambientato in un paese di provincia retto dal Sindaco Stefania Sandrelli (che piacere vederla ancora così attiva al cinema!). Sarà lei che, assieme all’Assessore Marco Messeri (altro nome di punta del cinema italiano contemporaneo), convincerà (lo spettatore capirà poi perché) Gianni a dirigere la Sacra Rappresentazione. Un cast di primo ordine cui si deve buona parte della riuscita di un film divertente ma al tempo stesso impegnato. Divertente perché contiene situazioni e battute veramente godibili: nel cast figura anche Corrado Guzzanti nei panni di Cristo (!). Ma nel film è anche racchiusa una certa dose di impegno poiché fa riflettere sui rapporti tra coloro che detengono il potere (il Sindaco e il produttore) e coloro che lo subiscono (Gianni) e su quelle che in definitiva sono le conseguenze dell’eccesso di potere. Gianni ci viene descritto, sia pure in modo tragicomico, come un uomo alla deriva: probabilmente non sarebbe così in assenza di pressioni dall’alto. È anche possibile che arrivi ad immedesimarsi nel Cristo che dirige con esiti (quasi) felici…

 

 
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