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Inception

(di Technino)
 

Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio.

Viene contattato da Saito, un potente industriale (Ken Watanabe), che gli chiede di tentare l'operazione opposta: deve impiantare un’idea nella mente di una persona in modo che agisca secondo i suoi voleri.

La persona e’ Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy, lo Spaventapasseri di “Batman - Il Cavaliere Oscuro”) che, alla morte del padre (Pete Postletwaith, il grande direttore della banda di “Grazie Signora Thatcher”), dovrà convincersi che l'unica cosa da fare e’ dividere l’impero del padre in modo che Saito possa avere campo libero.

In cambio l’industriale giapponese offre a Cobb la possibilità di rientrare negli Stati Uniti, lasciando cadere l’accusa di omicidio della moglie per cui e’ ricercato. Cobb, disperato per non poter vedere i figli, accetta e si fa affiancare da un team di specialisti in cui entra a far parte la giovane Ariane (Helen Page, la simpatica interprete “Juno”), architetto che costruisce l'ambiente dei sogni.

 

Christopher Nolan, sceneggiatore e regista del film, applica le tecniche raffinate di flash back che gia’ aveva sperimentato in “Memento” e ci fa passare da realta’ a sogno con grande maestria: bellissima la prima parte del film che bisogna seguire con attenzione perche’ il montaggio puo’ sconcertare. Nolan riesce a lasciare lo spettatore in una sospensione di incredulita’ che lo fa entrare nel sogno avendo talvolta l’impressione di essere invece nella realta’.

 

Il regista e’ in questo aiutato dai bravissimi attori, da Leonardo di Caprio, un tormentato  Dom Cobb, alla bellissima Marion Cotillard (che avevamo ammirato partner di Russel Crowe in “Un ottima annata” di Ridley Scott), per finire ai suoi compagni di missione, tra cui un ottimo Joseph Gordon-Levitt, ed Helen Page, che da’ un’interpretazione “pulita” ed innocente alla parte dell’architetto di ambienti onirici. 

Il film si ispira un po’ a “Matrix” e, sotto certi aspetti, al bellissimo "Strange Days" della Bigelow e sarebbe un capolavoro se Nolan avesse mantenuto il soggetto al livello della prima ora del film: purtroppo il regista-sceneggiatore, per ragioni di “cassetta”, trasforma la seconda parte in uno “sparatutto” che si ripete ossessivamente fino alla fine, alternando per piu’ di un’ora sparatorie ed esplosioni che rischiano di annoiare, nella loro ripetivita’, lo spettatore. Piuttosto artificiosa anche la spiegazione del senso di colpa del protagonista che viene data nel finale: per la sua assurdita’, lascia sconcertati. 

Comunque il film merita di essere visto per l’originalita’ del soggetto ed il montaggio inconsueto, anche se gli amanti di Matrix non debbono aspettarsi che sia al livello del capolavoro dei fratelli Wachowski.

 

 
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(di L’Irriverente)
 

Saito, un potente industriale giapponese, si rivolge ad una squadra di specialisti in “furto di pensieri”. Le persone capitanate da Dom Cobb sono in grado di entrare nei sogni altrui e di scavare nel subconscio del dormiente per arrivare a carpire informazioni nascoste nei meandri della psiche umana.
Saito, però, vuole arrivare ben oltre e commissiona loro un “innesto” anziché un furto. Vuole che venga inserita  nella mente un’idea che, radicandosi nel subconscio della persona che sogna, possa rimanere in essa anche da sveglia, condizionandone le azioni nella vita reale.
L’obiettivo è convincere Robert Fischer Jr., novello presidente di una potente industria rivale, a distruggere l’impero ereditato dall’appena defunto padre.
Ma l’innesto è un processo difficile e pericoloso da affrontare…

Dopo aver spesso tutti ironizzato sulla “marzulliana” domanda “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere”, sembra che qualcuno invece l’abbia presa seriamente.
E’ il caso del bravissimo regista Christopher Nolan che gira intorno a quest’idea da oltre dieci anni; e dopo opere di notevole rilievo come Memento o la nuova rivisitazione di Batman, riesce a portare sullo schermo il suo progetto più ambizioso e forse il migliore che abbia mai realizzato fin’ora.

Unico nel suo genere (forse la sola pellicola che può accostarsi è Matrix), Inception è un viaggio nella mente, una resa dei conti con la psiche, con le proprie paure, ricordi e con quelli degli altri.
La storia si sviluppa tra realtà e quattro livelli di subconscio, più uno di “limbo”.
Anche il tempo scorre diversamente a seconda il livello di subconscio in cui ci si trova.
Se si muore nel sogno ci si sveglia, ma se lo stato di sonno è più profondo, si rischia di rimanere intrappolati nel limbo dove il tempo scorre più velocemente.

Fortunatamente, alcuni espedienti come, ad esempio, domande dirette dei protagonisti su “chi sogna”, aiutano lo spettatore a seguire con meno difficoltà lo svolgersi degli eventi.
Di sicuro è un film che necessita di particolare attenzione per tutti i suoi 142 minuti di durata, senza un momento di tregua. E’ vivamente consigliata una seconda visione per potersi godere il film con più tranquillità conoscendo già la storia.

In un panorama cinematografico costellato di remake, sequel e prequel, finalmente un’opera originale degna di nota, da prendere come riferimento e fonte di ispirazione per altre produzioni.

 
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