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La nostra vita (2010)

(di Foster Kane)
 

Claudio (Elio Germano) è un operaio di 30 anni, sposato (la moglie è interpretata da Isabella Ragonese), con due figli e in attesa del terzo. Il lavoro riserva molte difficoltà ma lui sembra non preoccuparsene più di tanto e pensa a vivere alla giornata dedicandosi, per quel poco che può, alla famiglia. Un evento imprevisto lo costringerà ad attivarsi in un lavoro assai impegnativo che avrà molte ripercussioni su di lui. Come ne uscirà?

Daniele Luchetti, che ha scritto la sceneggiatura assieme ai fidi Rulli e Petraglia, realizza forse il suo miglior film, acclamato a Cannes dove era l’unica opera italiana in concorso. Accuse sono state mosse al regista (in particolare da una certa cerchia politica) per l’aver dato un’immagine negativa della società italiana, della serie “i panni sporchi si lavano in famiglia” (si rimanda alla visione di “C’eravamo tanto amati” di Scola). Questo non interessa: certo il personaggio interpretato (in maniera magistrale, bisogna riconoscerlo) da Germano incarna molti difetti tipici dell’italiano medio, ma possiede anche alcuni pregi (pochi, a dire il vero, ma buoni e rari). Nel film poi c’è anche lo spazio per tratteggiare altre due figure: quella del fratello di Claudio, affidata ad un Raoul Bova che ha ormai fatto il salto di qualità, e quella dell’amico spacciatore, un Luca Zingaretti che lo spettatore potrà riconoscere solo dopo aver letto il cast nei titoli di coda.

Luchetti è un regista che merita attenzione: inizialmente aiuto regista e comparsa dei film di Nanni Moretti esordisce nel 1988 con “Domani accadrà”. Grande ammiratore del maestro francese François Truffaut è stato in grado di passare dalla commedia (“La scuola”, 1995) al dramma (“Mio fratello è figlio unico”,2007) dando vita ad opere sempre convincenti e al di sopra della media dell’attuale cinema italiano.

Consigliato.

 
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